Dopo la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II e l’Amoris laetitia di Francesco, sulla cura pastorale, le prime parole di Leone XIV indicano la volontà di rimettere al centro l’impegno sociale
Con queste parole – pronunciate il 16 maggio scorso davanti al Corpo Diplomatico – papa Leone XIV ha molto significativamente posto la famiglia al centro della Dottrina sociale della Chiesa. La stampa in cerca della prima polemica sulle parole di un nuovo papa, si è concentrata sull’espressione «unione stabile tra uomo e donna». Eppure il passaggio decisivo è un altro: il Papa rilancia la priorità ontologica e giuridica della famiglia rispetto allo Stato e al mercato, riaffermando che l’intera questione sociale – oggi come ieri – trova nella famiglia la sua radice.
Nella Rerum Novarum (nn. 9-11) Leone XIII contrapponeva la visione cattolica a quella socialista per la quale la famiglia doveva essere «smantellata» e sostituita dallo Stato; per la Chiesa, la famiglia era ed è invece «società domestica… anteriore a ogni civile società» con diritti propri che lo Stato riconosce, non concede. Sappiamo che qualche decennio dopo questa stessa logica entrerà quasi alla lettera nella Costituzione italiana (art. 29: « La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio»). Nella Rerum Novarum, la famiglia è presentata come un’entità dal significato e valore autoevidenti, che non necessita di essere spiegata, ma semplicemente difesa dalla minaccia esterna, rappresentata allora dal totalitarismo. È solo quasi un secolo dopo, a partire dal ‘68, che il significato stesso della famiglia comincia a essere profondamente messo in discussione. Oggi, la minaccia del comunismo è un capitolo del passato; eppure, tanto nei Paesi che hanno vissuto l’esperienza del totalitarismo quanto nell’Occidente segnato dall’individualismo consumista, la famiglia appare in ritirata: più fragile, liquida, e spesso priva di un riferimento di senso condiviso.
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