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 Un viaggio inusuale nel cancro al seno

 Un viaggio inusuale nel cancro al seno

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La diagnosi di cancro al seno implica partire per un viaggio; quando ricevi questa diagnosi la vita non è più quella di prima, devi lasciare qualcosa,  indirizzarti verso qualcosaltro, darti da fare per cercare soluzioni o anche solo per capire. Tante sono le domande, poche sono le risposte (specie se le attendi dalla scienza), moltissime le esperienze diverse. Come moltissime sono le persone coinvolte: si tratta di mariti, compagni, figli, genitori, amici, colleghi, vicini di casa, e poi medici, infermieri.

E’ conoscenza comune che il tumore al seno oggi colpisce ogni anno 55.700 donne in Italia. Attualmente vivono in Italia 834.000 donne con una diagnosi di tumore al seno alle spalle e nel 2022 è stata la causa di morte per 12.500 donne, ma sappiamo anche che di tumore oggi si guarisce.  La sopravvivenza a 5 anni è dell’88% per chi ha avuto una diagnosi in stadio precoce.Conosciamo tutti le associazioni che si avvicendano in particolare nel mese di ottobre tra giornali o pubblicità per parlare di qualcosa di rosa,
che proprio roseo non è. Il cancro al seno è una malattia che stiamo sconfiggendo, ma che conserva un ‘incognita e mette nel cuore un seme di dubbio che dura tutta la vita.
Ho conosciuto donne meravigliose che sono fiorite lasciando germinare questo seme;  donne spaventate, ma spalancate e alla ricerca di qualcuno che le potesse ascoltare
o che potesse fornire a loro delle risposte.

Per chi vive in prima persona questa esperienza, la cosa strana è che dopo lintervento chirurgico le cose non si fermano. il male è stato tolto, estirpato, ma sul cuore resta una cicatrice evidente, provocante, che richiede attenzioni e per la quale è necessario attivarsi, anche se si desidererebbe dimenticare tutto e risvegliarsi una mattina pensando che è stato un brutto sogno.

Il libro: “Im/paziente. Unesplorazione femminista del cancro al seno” di Mounia El Kotni  e Maelle Sigonneau, (Edizione Capovolte), è un interessante punto di vista su tutta questa storia.

Molto francese, molto antropologico, ma anche molto umano.  Lascia spazio a qualche colore diverso dal rosa che necessariamente lungo la strada di questo lungo viaggio si incontra.

Si tratta di una storia, “unaltra storia del cancro, una storia in cui tutte le pazienti trovano il  proprio spazio per esistere, una storia di lotta da costruire senza indugi: nessuna di noi ha tempo da perdere. Una storia di dubbio, emancipazione e potenza.

Tratto da un podcast di successo in Francia nel 2021 è la storia di Maelle che scopre di avere un cancro al seno metastatico alletà di trentanni; la sua esperienza di terapia da fatto privato si fa politico: in particolare Maelle denuncia le forme di business truccate di rosa e le molteplici aspettative di genere imposte dalla società. Maelle attraverso la sua esperienza, fatta di esami clinici, accertamenti, terapie, difficoltà nella vita quotidiana arriva a affermare che è tempo di elaborare un discorso pubblico maturo sul cancro, sulla morte e sulle violenze mediche. Andando oltre il buonismo e l’urgenza di nascondere tutto ciò che è malattia per tornare belle e prestanti. Cos’è la femminilità? Cosa porta in campo il tumore? Si possono costruire eventi di massa per raccogliere fondi e non approfondire affatto le cause e la prevenzione, ad esempio i fattori ambientali. Maelle sollecita un patto di alleanza paziente-curante, una strada possibile.

Quando si vive unavventura di questo tipo si ha davvero bisogno di sentire narrare altre storie come la propria per immedesimarsi e provare a vivere come hanno fatto altre donne. A vivere. Ciò è più convincente che non mille discorsi fatti da medici e oncologi che prescrivono pratiche salutari quali la dieta o la ginnastica.

La cosa che forse colpisce maggiormente del libro è che Maelle parlando di sé, dà spazio alla molteplicità dellesperienze di vita delle donne e non della “donna”, astrattamente intesa (Barbie, Madre o che altro). Rivendica uno spazio per difendere lautonomia dei corpi delle donne, la dignità di questi corpi malati e lautodeterminazione di chi non vuole la patologizzazione ad ogni costo. In questo senso è necessario sapere individuare i maltrattamenti che può capitare di subire ma anche gli spazi per poter esprimere i propri bisogni e chiedere i giusti aiuti.

Recensione di Sonia Zucchi