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Superata la beffa dei figli over 21: più risorse per le famiglie numerose

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È di pochi giorni fa l’introduzione di una significativa novità sull’assegno unico di cui potranno usufruire almeno una parte delle famiglie numerose. Fino al recente passato, infatti, il portale dell’Inps non permetteva al cittadino o all’operatore di patronato l’inserimento del codice fiscale di figli oltre i 21 anni a carico, se non nel caso in cui questi fossero disabili. Adesso, invece, questa operazione è consentita. E del vantaggio dovrebbero usufruire quelle famiglie che, proprio grazie ad uno o più ‘over 21’ ancora a carico, assumono, anche agli occhi dell’Inps, lo status di famiglia numerosa, ovvero composta dai genitori e da almeno quattro figli. Sì, perché con l’ottenimento dello status di famiglia numerosa, il nucleo potrà adesso usufruire di due maggiorazioni. La prima riconosce un forfait di 100 euro mensili hanno compiuto i 21 anni, eredità di una maggiorazione introdotta sul finale dell’ultimo governo Prodi e che Anfn – l’associazione che da 18 anni raduna le famiglie numerose in Italia – ha difeso con le unghie e con i denti negli incontri interlocutori con la ministra per la Famiglia Elena Bonetti. Il secondo vantaggio consiste nell’accesso alla maggiorazione spettante dal terzo figlio in poi in funzione dell’indicatore Isee.
Sono circa 128mila le coppie con quattro o più figli in Italia. Secondo una stima dell’osservatorio politico di Anfn, circa 1 su 4, grazie alla nuova funzionalità del portale Inps, è candidata a ricevere un assegno decisamente più alto. Attenzione, però: il ricalcolo, secondo quanto indica Inps, non dovrebbe essere retroattivo. «E questo rappresenta una iniquità, perché non si capisce il motivo per cui una procedura incompleta di Inps debba ricadere sulle tasche delle famiglie numerose», commenta Paolo Moroni, componente dell’osservatorio politico di Anfn. Moroni evidenzia altre incongruenze nell’applicazione dell’assegno unico: «Non capiamo il motivo per cui un figlio a carico tra i 18 ed i 21 anni dovrebbe pesare sulle tasche della famiglia meno di altri», si chiede l’esperto. Che evidenzia anche un’altra contraddizione: «Nella legge delega è riportato che la soppressione delle detrazioni fiscali per i figli a carico dovesse avvenire nell’ambito di una più complessa riforma fiscale. Ecco, quella che è stata partorita ad inizio anno più che riforma a noi pare essere un correttivo dei meccanismi di calcolo». Insomma, rispetto ai poteri conferitegli dal Parlamento, il governo – secondo l’esperto di Anfn – avrebbe dato una interpretazione restrittiva dei margini entro cui operare. «Ancora una volta per ragioni di cassa», osserva il presidente nazionale di Anfn Mario Sberna.

Fonte: Avvenire, sabato 6 agosto 2022 di Andrea Bernardini