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Le politiche “family friendly” che funzionano: più nascite e meno povertà infantile

Le politiche “family friendly” che funzionano: più nascite e meno povertà infantile

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Se qualcuno avesse dei dubbi sulla efficacia delle politiche natalistiche, potrebbe rimanere colpito dai dati che sono stati presentati a Budapest il 29 aprile, durante il convegno “Shift to a family friendly Europe” (Verso un’Europa amica della famiglia) organizzato dall’istituto per la ricerca sulla famiglia Maria Kopp e l’associazione “Tre principi e tre principesse”. 

Davanti a un pubblico di operatori e giornalisti, i maggiori referenti delle politiche familiari di Ungheria, Polonia e repubblica Cecka hanno raccontato l’impatto delle misure avviate dal 2010 nella regione sugli indici di natalità e di povertà, con politiche di medio lungo termine che ormai sono entrate nelle consuetudini della gente.
Scopriamo così che in Ungheria, l’indice di natalità è passato da 1.23 a 1.49 figli per donna (media europea: 1,59), i matrimoni hanno avuto un incremento del 43,3%, gli aborti sono diminuiti del 33,5%, i divorzi del 22,5%. 

Si tratta, ha spiegato il deputato ungherese Attila Beneda, di un investimento massiccio sulla famiglia intesa come risorsa , a cui oggi l’Ungheria dedica oggi la quota record in Europa del 4,8% del suo PIL (contro l’1% italiano).

Altrettanto efficace la politica messa in campo dalla Polonia, dove il tasso di fertilità è passato da 1,32 del 2015 a 1,38 del 2019. Con un trasferimento alle famiglie di 500 sloti al mese (pari a 120€) per figlio inaugurato nel 2016 e l’introduzione di un sistema di family card nazionale e locale che ha generato un massiccio giro di affari, ha ottenuto un drastico calo del numero di persone a rischio povertà, passando dal 30,5% del 2008 al 19,5% del 2017. In particolare gl indici di povertà infantile sono passati dal 9% al 5,9% . In Italia, secondo l’Ocse, è il 17%.

Ottimi risultati anche per le misure intraprese nella Repubblica Ceka, tra le regioni europee con minori indici di povertà e un indice di natalità di 1,66 digli per donna.

Mentre lo spettro dello spopolamento accellera gli interventi statali, non si ferma la marcia ungherese per la rinascita demografica del Paese: il “piano per la protezione della famiglia” varato in primavera fa brillare gli occhi alle associazioni familiari: sussidi per giovani coppie sposate, contributi statali per mutui, riduzione delle rate all’arrivo dei figli, esenzionea vita delle tassi personali per le mamme con 4 o più figli, bonus per l’acquisto di auto adatte alle fagli numerose, programma di sviluppo delle nursery, la possibilità che anche i nonni possano usufruire di congedi lavorativi per i nipoti. Supporto finanziario, approccio family friendly, servizi: il nostro compito, ha sottolineato la ministra ungherese per la famiglia Katalin Novak aprendo i lavori del convegno, è consentire alle persone di avere i figli che desiderano. Un compito che intende portare fino in fondo al mondo associativo.

Regina Florio Maroncelli