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L’assegno unico c’è, ma non fa reddito L’altra stortura nei mutui alle...

L’assegno unico c’è, ma non fa reddito L’altra stortura nei mutui alle famiglie

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Molte banche non tengono conto del contributo dello Stato nel valutare gli introiti dei nuclei più numerosi In passato invece le detrazioni per i figli a carico entravano nel computo perché erano in busta pag

«Signora… ho capito bene? Lei ha quattro figli? No, grazie, arrivederci ». Anna, mamma di quattro figli, un lavoro in ospedale e una prospettiva di crescita professionale, si era fatta coraggio quella mattina, per telefonare alla banca consigliata dall’amica. Ma alla reazione stizzita dell’impiegato era restata di sasso. Né voleva credere alle sue orecchie. Per tre anni, insieme al marito Tommaso, aveva cercato una abitazione adatta alle proprie aspirazioni. Poi era partita la trattativa con gli istituti di credito. Con quello appena raccontato, per il vero «la trattativa si era chiusa prima ancora che la iniziassimo, perché la banca si rifiutò di prendere un appuntamento».

La tabella sulla «quota di sussistenza » documentata da Avvenire nell’edizione di mercoledì scorso non ha per niente sorpreso la nostra testimone. « A noi un direttore di filiale ha riferito che ogni componente della nostra famiglia avrebbe dovuto disporre di un budget di almeno cinquecento euro “libero” da rate di mutuo e prestiti di qualsiasi tipo». E quando «sommessamente abbiamo fatto notare che disponiamo di un’entrata aggiuntiva ai nostri stipendi di mille euro al mese di assegno unico, la risposta è sempre stata la stessa: “Non fa reddito e non possiamo contarlo” ». La garanzia, per fortuna, è arrivata dall’esterno, dal reddito del papà di lei.

Già, l’assegno unico. « È una situazione kafkiana – osserva Paolo Moroni, direttore dell’osservatorio politico dell’Associazione nazionale famiglie numerose – che ci è stata segnalata, ormai, da molte famiglie. In passato, le detrazioni per figli a carico entravano in busta paga, rendendo più sottile il gap tra reddito lordo e reddito netto. E con esse anche gli assegni al nucleo familiare: la banca prendeva atto del Cud e su quello avviava le simulazioni. Oggi che quegli stessi importi, peraltro mediamente potenziati, sono confluiti nell’assegno unico: alcune banche ne tengono di conto, altre sembrano ignorarlo, altre ancora riducono quella entrata (per alcuni anche significativa) alla funzione di “ulteriore garanzia”. Perché?».

La prima difficoltà incontrata dalla famiglia aspirante mutuataria è la presentazione di una certificazione « In molti casi al direttore di filiale non è sufficiente vedere il flusso mensile degli assegni erogati dall’Inps e accreditati nel conto corrente aperto in quella stessa banca» osserva Moroni. E, allora, a chi si può chiedere la certificazione? Giovanni Adinolfi, direttore del Caf Cisl di Pisa, ci accoglie nel suo ufficio, spiegandoci tutto con pazienza. « È vero, prima dell’introduzione dell’Assegno unico, le detrazioni per figli a carico venivano liquidate dal datore di lavoro – sotto forma di minor tassazione – direttamente in busta paga. E in busta paga venivano accreditati pure gli assegni al nucleo familiare, anticipati dal datore di lavoro e poi rimborsati a quest’ultimo da Inps. Di tutto questo si trovava traccia nella Certificazione unica (CU) rilasciata – per posta o per email – dal datore di lavoro al lavoratore prima della campagna fiscale. E il cittadino, in caso di necessità, nient’altro doveva fare che presentare la sua CU. Adesso l’Assegno unico ha assorbito detrazioni per figli a carico, ulteriore detrazione per famiglia numerosa e assegni familiari. Gli importi vengono comunque rappresentati, attraverso una certificazione unica che non arriva a casa, ma l’interessato deve cercarsi nel suo cassetto fiscale dal sito dell’Inps cui si può accedere con il proprio spid». Istruzioni per l’uso: «cercare al punto 465, con indicazione del codice 25 al punto 464 e codice Au nelle annotazioni». Semplice, no?

Paolo Tomaino è sposato con Marzia da 25 anni. Vivono a pochi chilometri da Torino in una casa di 150 mq – e cinque camere – con sei figli biologici, una adottata da un anno e una in affido. «Quando, nel 2006, stipulai con la banca il mutuo (un tasso variabile assai conveniente) ero ampiamente nei “parametri” richiesti dagli istituti creditizi. Ora i tassi sono triplicati. Io ho chiesto di poter rinegoziare il mutuo, spalmando su più tempo la restituzione del finanziamento. Ma dovrei stipulare un mutuo nuovo: e, nonostante in tanti anni e con la crescita della famiglia non abbia mai “sgarrato” il pagamento di una rata, mi è stato gentilmente riferito che con tutti questi figli un nuovo mutuo non mi sarà accordato». La provocazione di Paolo rivolta al funzionario di banca: «E quanti figli dovrei far fuori per rientrare nei vostri parametri»?.

Intanto i tecnici dell’Associazione nazionale famiglie numerose hanno generato un nuovo indirizzo di posta elettronica istituzionale – l’email è mutuonegato@famiglienumerose.org – chiedendo alle famiglie associate di raccontare la loro esperienza con l’istituto di credito: «Ci servirà – osserva il presidente Alfredo Caltabiano – per dare un po’ di ordine alle segnalazioni di discriminazione ricevute in questi anni».

 

Fonte: Avvenire, 28.11.2023, pag. 13 di Andrea Bernardini