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La nostra esperienza di affidamento familiare. Emozioni e azioni

La nostra esperienza di affidamento familiare. Emozioni e azioni

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Vi presentiamo la testimonianza di Marzia e Paolo Tomaino che fanno parte dell’Unità Operativa Affido e accoglienza della nostra associazione, pubblicata da semprenews.it

 

Nell’aprire la famiglia «le emozioni che si provano e le azioni che si fanno sono infinite. Forse maggiori di quelle per un figlio naturale»

 

Ciao,
siamo Paolo e Marzia.
Io, Marzia, 46 anni. Paolo, 53.
Ci siamo sposati nel lontano 1998. Ormai un secolo fa.
Appena sposati abbiamo cominciato subito ad avere figli, volevamo diventare mamma e papà. Sono rimasta incinta durante il viaggio di nozze e negli anni, siamo arrivati a sei. I primi cercati, gli altri arrivati.
Non vi dico i commenti: «È troppo presto», «Devi prima laurearti», «Siete matti… irresponsabili», ma questa è un’altra storia.
Quella che voglio raccontarvi riguarda l’affido.
Che cos’è l’affido e soprattutto che cos’è per noi l’affido.
Abbiamo cominciato a sentirne parlare nel 2014, prima non sapevamo nemmeno esistesse.
Allora conoscenti, adesso grandi amici, ce ne hanno parlato e abbiamo cominciato a parlarne e a pensarci.

Cos’è l’affidamento familiare

Per definizione in diritto si parla di affidamento di un minore. Giusto, ma non è solo questo. È accogliere, condividere, prestarsi per l’altro, capire le difficoltà dell’altro, coccolare, consolare, farsi da parte, preoccuparsi, arrabbiarsi, piangere, proteggere, insegnare, lasciar andare, lottare. Potrei andare avanti all’infinito.
Si, perchè le emozioni che si provano e le azioni che si fanno sono infinite. Forse maggiori di quelle per un figlio naturale.
Ad oggi abbiamo accolto otto minori a casa nostra. Sei di questi sono andati in adozione, due vivono ancora con noi.
Le età variano, siamo partiti dalle tre settimane e mezzo di vita agli otto anni. Non c’è un’età migliore di un’altra, ci sono esigenze diverse, attaccamenti diversi e necessità diverse. Certo è più appagante accogliere un neonato che un bambino trascurato con delle esperienze faticose.
Ma non è questo il punto. La fatica c’è sempre, o prima o dopo, e a volte non finisce mai.

Le esperienze

È la percezione di tutto ciò che loro danno a noi, quello che nonostante tutto ci regalano a loro modo, che ti fa andare avanti e ti fa avere voglia di farlo.
Qualche giorno fa, dopo quasi un anno di affido, mi sono finalmente sentita chiamare per nome.
Sembra banale, ma significa tanto, la bimba che è con noi è riuscita a chiamarmi.
Si sta lasciando andare alla normalità, quella che le spetta per diritto e che non è ancora riuscita ad avere.
Un’altra volta ho trovato un bigliettino nascosto da una bimba che è stata con noi poco, sette mesi, poi è andata in adozione. C’era scritto sopra “Ti voglio bene, Marzia.” Con tanto di fiorellini e farfalle.
Abbiamo accolto una bimba arrivata dall’ospedale, apatica apparentemente con un ritardo, che adesso salta come un grillo e quando ci vede ci abbraccia e ci dice che è contenta che le abbiamo fatto da babysitter per un pò…
C’è stato anche un bambino che quando è andato via era arrabbiato, perchè si era sentito nuovamente abbandonato. Mentre io piangevo lui mi rideva in faccia con scherno. Ora è felice, sereno. Ci telefona per chiederci quando ci vediamo, quando andiamo a fare una gita tutti insieme.
Abbiamo visto bambini essere felici nel rotolare su un prato, andare al cinema, dormire in tenda, andare sulla neve, tutto per la prima volta. Quello che per noi sembra normale per  loro non lo è, perché non lo hanno provato.

Figli naturali e figli in affidamento

Qualcuno potrebbe chiedersi, ma i vostri figli cosa pensano?
Tante cose, devo dire che li abbiamo messi spesso alla prova.
E nonostante tutto per ora non ci odiano.
Anche loro hanno fatto fatica, e continuano a farla. Ma sono cresciuti con il rispetto per le difficoltà altrui, la gioia di aver aiutato gli altri e l’imparare che tutto non è scontato e dovuto.

P.S.

Comunque, mi sono laureata, con la nostra seconda figlia in braccio.
Marzia e Paolo