• it
Fare impresa per la famiglia in tempo di Covid-19

Fare impresa per la famiglia in tempo di Covid-19

203 views
Condividi

La situazione drammatica che tutto il mondo sta vivendo richiede da parte dei Governi un approccio emergenziale (cioè che sappia affrontare l’emergenza che si è venuta a creare con il Covid-19) e un altrettanto importante approccio di medio-lungo termine. 

È essenziale infatti che le imprese in questo momento siano in grado di poter pagare gli stipendi ai dipendenti (la Cassa Integrazione europea di 100 miliardi di cui ha parlato la presidente della Commissione Europea – piano SURE – dovrebbe muoversi proprio in questa direzione, così come altri incentivi del Governo italiano) e che possano successivamente riprendere con il minor numero possibile di intoppi, che ovviamente ci saranno (sia per quanto riguarda una perdita consistente di fatturato che per la posizione sul mercato, a causa dell’eventuale perdita di clienti che si sono rivolti ad altre imprese – ad esempio le aziende cinesi stanno vendendo un gran numero di strumenti sanitari, in questo momento richiestissimi, a discapito di altre aziende che in questo momento non sono in grado di soddisfare l’enorme domanda).

Le imprese a loro volta (dato per scontato il sostegno delle Istituzioni, italiane ed europee) dovranno sì riprendere il loro posto sul mercato e cercare di ridurre le perdite, ma altresì avranno una grande responsabilità sui propri dipendenti. Se da un lato le persone ricevono e riceveranno vari tipi di aiuti, come la cassa integrazione già menzionata, piuttosto che altre norme previste nel decreto “Cura Italia”, dall’altro avranno bisogno di un contributo da parte dell’impresa per il proprio sostentamento, una volta terminati tali aiuti.

In questo contesto si inserisce la tematica del rapporto tra aziende e famiglie. In un contesto come quello che si delineerà non è pensabile lasciare la famiglia alle sole cure dello Stato (che, come visto sul piano fiscale, non è particolarmente attento alle condizioni dei nuclei familiari se non con l’erogazione una tantum di qualche bonus), ma servirà che le imprese giochino un ruolo importante per il loro sostentamento, che vada oltre la semplice erogazione e che le porti ad essere più family- friedly.

È indispensabile una collaborazione con altri attori, come i comuni: un primo aiuto può essere in forma di sovvenzione per implementare i servizi da mettere a disposizione delle famiglie (ad esempio si potrebbe rendere gratuito l’ausilio del trasporto pubblico, dividendo le spese tra comune e impresa e sviluppando una convenzione con le aziende responsabili del trasporto – ad esempio atm a Milano). Un piccolo aiuto di questo genere favorirebbe inoltre l’ambiente, perché andrebbe a diminuire l’inquinamento e aiuterebbe a non tornare ai livelli pre Covid-19, grazie al fatto che favorirebbe l’utilizzo di mezzi alternativi all’automobile (anche se non basta questa misura da sola per avere un’aria più pulita, ma sarebbe un passo nella giusta direzione).

Altri soggetti che possono aiutare le imprese possono essere le associazioni familiari e tutte le associazioni del terzo settore: da un lato le associazioni familiari, dialogando con il mondo industriale, possono favorire la creazione di strumenti idonei alla situazione dell’azienda locale (sia medio-grande che medio-piccola quindi), implementando soluzioni “caso per caso” e promuovendo collaborazioni tra più imprese, dall’altro il terzo settore può realizzare delle politiche attive per il lavoro (ovviamente in collaborazione con il mondo imprenditoriale), così da riuscire a inserire nel mondo lavorativo soggetti disoccupati a causa della pandemia (o anche precedentemente disoccupati), che hanno una famiglia a carico.

Un ulteriore aspetto in cui le aziende possono aiutare la famiglia è lo smart working: durante la pandemia si è assistito a un incremento considerevole di lavoratori “da casa”. Se questa situazione straordinaria e obbligatoria fosse resa ordinaria e concessa una volta a settimana ai lavoratori, si favorirebbe l’armonia familiare senza perdere la produttività del soggetto, oltre a dare un contributo ambientale non indifferente: così facendo infatti si ridurrebbero anche gli spostamenti delle persone.

di Andrea Mobiglia
Centro studi Elfac