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Famiglie numerose: una risorsa in quest’era tecnologica

Famiglie numerose: una risorsa in quest’era tecnologica

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“Mio figlio si annoia a giocare sempre”. Questi possono essere messaggi tipo in uno di quei gruppi di WhatsApp creati dalle mamme di scuola.

Per lavoro mi trovo spesso a confrontarmi con le nuove tecnologie e devo riconoscere che spesso sono davvero di grande aiuto anche per la normale vita quotidiana in famiglia e con i figli: la velocità con cui si possono condividere informazioni (più o meno utili, più o meno serie), la comodità di fare acquisti, di rispettare scadenze burocratiche o scambiare opinioni con persone più o meno lontane da noi.

Tuttavia ho come l’impressione sempre più nitida di un crescente abuso dell’informatica da parte di molti genitori, che spesso si trovano a superare il sottile confine tra utilizzo proprio e improprio. In un contesto di famiglia numerosa non nego che le applicazioni presenti in un semplice smartphone a volte siano di grande aiuto nel portare avanti il normale ménage quotidiano: fare la spesa online, vedersi recapitare prodotti direttamente da un corriere sulla soglia di casa, pagare bollette e spese di condominio premendo un solo pulsante, sono solo alcuni benefici di cui ogni giorno approfitto.

Ma spesso la situazione mi sembra sfugga di mano a molti, in particolare alla generazione di genitori intorno ai 40 anni di età. Cresciuti tra la fine degli anni 70 e gli anni 80, infatti, (alcuni) sembrano essere caratterizzati da una sorta di “apatia” generale, mischiata ad individualismo ed egoismo assoluto, che poco li fa progredire in un percorso di maturità emotiva e personale. Come anche riportato al riguardo da Paolo Crepet, noto psichiatra, sociologo e scrittore: “La rivoluzione digitale ha convinto una generazione, anzi più di una, che tutto debba essere comodo e istantaneo. Si perde la passione necessaria a costruire quello che si desidera”.

In queste condizioni come rinunciare a (quasi) tutto se stesso per mettere avanti l’amore per quelle nuove creature di Dio, che irrompono con vigorosa gioia ma altrettanta prepotenza nella nostra vita? Di contro, la conseguenza di tutta questa paura di prendersi reali responsabilità per il futuro si riversa nel rapporto che non riusciamo più a costruire con i nostri figli.

Nel momento in cui il figlio non è l’esatta immagine di quello che il genitore si era prefissato nella sua mente, inizia la crisi: è più difficile vedere il figlio come qualcuno di molto diverso da noi, portatore di sogni, desideri e aspettative proprie. Le generazioni precedenti, invece, davano molto più spazio per crescere in modo libero.

Con quanta nostalgia mi rivedo negli anni 80, appunto. Non avevamo PC o telefoni cellulari su cui consumare, sprecandolo, il preziosissimo e fugace tempo della fanciullezza. “Fantasia”, “gioia di vivere”, “spensieratezza”, “tempo da perdere”, “crescere insieme” erano le App più utilizzate a quei tempi.

Il fatto inoltre che oggigiorno il figlio unico sia considerato la norma in termini di procreazione, ha peggiorato le cose. Come afferma infatti la psicoterapeuta Maddalena Vagnarelli: “Essendo unico, pensato, fatto tardi, e magari cercato con fatica, viene investito narcisisticamente di grandi aspettative. Cosa che non accadeva con le generazioni precedenti”.

In conclusione, essere famiglia numerosa oggi permette di avere un vantaggio nel superare queste criticità. Il doversi infatti per forza confrontare con più figli e dunque imbattersi in più personalità (a volte diversissime tra loro nonostante abbiano i medesimi genitori) ti portano inevitabilmente a doverti mettere in discussione ogni giorno con te stesso e con il partner, riuscendo realmente a focalizzare quale sia il bene reale per quei bambini e ragazzi, relegando in un angolo il proprio egoismo o narcisismo.

Ma il tempo non torna indietro, quegli anni e quel modo di vivere è passato. Come quindi affrontare questa nuova epoca storica, in cui inevitabilmente siamo chiamati a dare il nostro contributo di genitori responsabili? Come afferma Paolo Crepet: “E’ un momento storico questo in cui rilanciare i dadi e ritrovare la passione, la grinta e il coraggio per continuare a costruire la vita che si desidera”.

Senza paura. Senza forzature esterne. E spegnendo lo smartphone, quando non serve.

Laura Quadri