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Assegno unico e Family act

Assegno unico e Family act

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Quella dell’assegno unico è una di quelle riforme che la nostra Associazione attendeva da anni. In attesa della madre di tutte le riforme, quella di un “fisco a misura di famiglia”.
In ogni caso dobbiamo finalmente constatare che l’approccio complessivo di tutto il Family Act va nella direzione che noi auspichiamo fin dal 2004, anno di nascita di Anfn: non più misure assistenzialistiche né bonus paternalistici, ma costruzione di politiche familiari strutturali ed eque, che cioè tengano in seria considerazione la composizione del nucleo familiare e destinate a durare nel tempo.

Poi però non dobbiamo nasconderci alcuni punti critici: anzitutto gli strumenti legislativi utilizzati. Sia il Family Act che l’Assegno unico sono varati attraverso una legge-delega: pertanto, come detto, si tratta solo di principi che poi il Governo dovrà tradurre in pratica, soprattutto stabilendo gli importi. Quanto varrà l’assegno mensile? Come sarà quantificata la parte universale e quella legata all’Isee? In che percentuale sarà la maggiorazione per i figli dal terzo in poi?

Un altro punto critico riguarda la clausola di salvaguardia: anzitutto sarà praticamente impossibile stabilire con certezza se una famiglia perde o guadagna col nuovo sistema, data la selva di misure che vengono eliminate e sostituite dal nuovo assegno.
Ma soprattutto, se a conti fatti le famiglie più numerose dovranno ricorrere alla clausola
di salvaguardia sarebbe una vera beffa: dopo tanti anni di disattenzione e di iniquità nei confronti delle famiglie con più figli sarebbe come dire “confermiamo e salvaguardiamo
le vostre iniquità”.

Infine la questione centrale: gli stessi promotori segnalano che mancano 7,5 miliardi di Euro per fare la riforma dell’Assegno unico. E non sono aggiuntivi a quanto lo Stato eroga oggi.
Primo problema: dove e come il Governo riuscirà a reperire una cifra così importante? Secondo problema: all’Italia non serve mantenere lo stesso livello di spesa per politiche familiari, ma a detta di molti economisti, per arrivare a investire come la media dei Paesi europei, dovrebbe almeno raddoppiare la percentuale di PIL destinata a politiche per la famiglia. Diversamente, cambia la forma ma la sostanza rimane.

Carlo Dionedi
Direzione Politica Nazionale