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Assegno unico: discreto avvio, ma ancora tante ombre

Assegno unico: discreto avvio, ma ancora tante ombre

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Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: il recente decreto attuativo relativo all’assegno unico per i figli non si è dimenticato delle famiglie più numerose. A parità di ISEE infatti c’è una maggiorazione per le famiglie con 3 o più figli; inoltre, all’ultimo minuto è stata inserita una maggiorazione forfetaria di 100 euro per ogni nucleo con almeno 4 figli.
Senza dimenticare che l’assegno andrà anche ai lavoratori autonomi, che finora avevano diritto solo alle detrazioni fiscali. Detto questo, rimangono diversi punti deboli, che però possono in parte essere ovviati nel passaggio nelle commissioni parlamentari che il decreto deve fare nelle prossime settimane.

Anzitutto appare incomprensibile dimezzare l’assegno dopo i 18 anni: chiunque ha figli all’università sa bene che il costo per il loro mantenimento fino alla laurea si impenna. E la laurea arriva non prima dei 22 anni e se è la magistrale non prima dei 24 anni. Quindi in realtà l’assegno dovrebbe semmai aumentare dai 18 anni in poi.
Altro punto dolente: l’assegno aumenta se entrambi i genitori lavorano. Quindi una famiglia monoreddito in cui la donna ha scelto di dedicarsi interamente alla cura della famiglia e dei figli in particolare non solo ha meno entrate, ma nemmeno ha diritto alla maggiorazione. Mentre laddove c’è doppio stipendio, c’è pure l’assegno maggiorato.
Un controsenso. E chi è la donna che si cerca un’occupazione solo perché così prende 30 euro al mese in più? Noi sosteniamo da sempre che la donna deve essere lasciata libera di scegliere se lavorare o se occuparsi “solo” della famiglia: a meno che non si pensi che una mamma di 4-5-6 figli non svolga nessun tipo di lavoro. O peggio, forse si pensa che allevare i cittadini di domani sia cosa di scarso valore sociale. E’ una domanda di cultura della maternità e del ruolo della donna nella società che richiederebbe una seria riflessione.
Infine la questione in realtà centrale: l’utilizzo dell’ISEE. Su questo rimandiamo all’articolo di Massimo Calvi apparso su Avvenire del 20 novembre https://www.avvenire.it/attualita/pagine/assegno-unico-le-simulazioni
L’Italia è l’unico Paese dell’UE che adotta questo strumento, che nel tempo si è rivelato molto deficitario, anzitutto perché spesso non fotografa esattamente la situazione familiare, ma soprattutto sappiamo bene che attribuisce ai figli un valore irrisorio, portando a distorsioni e iniquità. A suo tempo, abbiamo segnalato più volte a Cecilia Guerra – madrina del nuovo ISEE del 2015 – queste criticità, senza essere mai ascoltati. A questo proposito, una modifica che si può attuare subito in Commissione è l’innalzamento da 25.000 a 40.000 euro la soglia di ISEE per ottenere la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, per evitare che una famiglia prenda meno del sistema attuale. Già perché dall’esame di un primo ridotto campione di simulazioni fatte tra i nostri associati, risulta che più della metà delle famiglie numerose dovrebbe ricorrere a questo “salvagente”.
E allora l’amara riflessione è questa: possibile che dopo 17 anni di battaglie per veder applicato concretamente l’articolo 31 della Costituzione, che chiede un “particolare riguardo per le famiglie numerose”, siamo ancora al punto che le nostre famiglie debbano proteggersi per rimanere nella situazione di prima? Questo è il punto politicamente cruciale. Così come è del tutto evidente che l’assegno unico – dopo un iter lungo e complesso, annunciato come una svolta epocale di sostegno alla natalità – non persegue per nulla questa finalità, ma appare solo come una ristrutturazione e una misura sociale di redistribuzione.
Del resto l’aumento della dote di 6 miliardi è apparsa subito del tutto insufficiente, dal momento che la platea dei beneficiari si è ampliata ad autonomi e incapienti. L’esiguità di risorse è stata infatti rimarcata da diversi economisti e non può non interrogare le forze politiche che hanno promosso questa riforma. In primis il premier Draghi, che qualche tempo fa aveva chiaramente affermato che l’assegno sarebbe stato di 250 euro al mese. Ora che abbiamo numeri e tabelle, è certo che non è così. E allora ci appelliamo allo stesso Draghi, affinchè anche in questo caso possa confermare l’affidabilità che si è conquistato in una lunga e onorata carriera.

Carlo Dionedi
Responsabile Unità politica