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Utero in affitto. La Corte d’Europa dà ragione all’Italia: fu giusto togliere...

Utero in affitto. La Corte d’Europa dà ragione all’Italia: fu giusto togliere il bimbo

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Una coppia aveva portato in Italia un bambino nato in Russia da utero in affitto. Il neonato non aveva legami biologici con i due.

È legittimo sottrarre un bambino concepito con maternità surrogata alla coppia che lo aveva “commissionato”. Con una sentenza non più appellabile che ha in sostanza ribaltato il primo grado, la Grande Camera della Corte europea dei diritti umani (che dipende dal Consiglio d’Europa e non ha niente a che fare con l’Ue) ha dato ragione allo Stato italiano su una vicenda ormai ben nota, quella che riguarda Donatina Paradiso e Giovanni Campanelli. I due si erano rivolti alla Corte di Strasburgo dopo che nel 2011 il Comune di residenza, Colletorto (Campobasso) aveva rifiutato di registrare un bambino nato a Mosca da gestazione surrogata per conto della coppia. Proprio a causa di questo fatto, e cioè la maternità surrogata (vietata in Italia), il bimbo è stato tolto alla coppia e affidato ai servizi sociali.

Ribaltando una sentenza del 2015, in cui si attestava da parte dello Stato italiano una violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto alla vita privata e familiare), rivendicando che al primo posto devono essere gli interessi del piccolo – con l’idea che è meglio affidarlo a chi lo desiderava. La stessa Camera che aveva emesso quella sentenza aveva però rinviato alla Gran Camera. La quale questo pomeriggio ha stabilito che invece “non vi è stata violazione dell’articolo 8” (con 11 voti contro 6). “Tenuto conto dell’assenza di qualsiasi legame biologico tra il bambino e i ricorrenti – dichiara la Grande Camera – e la breve durata della loro relazione con il bambino, e l’incertezza dei legami tra loro dal punto di vista giuridico, e nonostante l’esistenza di un progetto parentale e la qualità dei vincoli emotivi, la Corte ha ritenuto che non esisteva una vita familiare tra i ricorrenti e il bambino”.

Non basta: la Corte afferma che “le misure contestate hanno perseguito l’obiettivo legittimo di prevenire disordine e proteggere i diritti e le libertà degli altri. A questo riguardo (la Corte ndr) considera legittimo il desiderio delle autorità italiane di riaffermare la competenza esclusiva dello Stato di riconoscere la relazione parentale legale di un bambino, e questo esclusivamente nel caso di un legame biologico o di un’adozione legale, con l’obiettivo di proteggere i bambini”.

Infine, “la Corte ha accettato che le corti italiane, avendo concluso in particolare che il bambino non avrebbe sofferto di danno grave o irreparabile, come risultato della separazione, hanno trovato un giusto equilibrio tra i vari interessi in gioco”.

La sentenza adesso renderà molto più difficile aggirare il divieto italiano di gestazione surrogata, avendo confermato il diritto dello Stato di non “premiare” le coppie che ricorrano a simili “servizi” in paesi in cui sono legali concedendo poi loro di adottare il bambino così concepito. Se avesse invece prevalso l’orientamento del primo grado, di fatto il divieto di maternità surrogata sarebbe stato svuotato di ogni significato.

Il legale della coppia: sentenza deludente
«Deludente la sentenza della Corte di Strasburgo»: così l’avvocato Luigi Coscia di Termoli, legale di fiducia della coppia. “In questi anni hanno concepito un figlio ma la vicenda del piccolo cui hanno rinunciato rimane per loro molto dolorosa e li ha segnati molto profondamente”. Oggi, quel bambino, come spiega il legale, ha circa 6 anni e da quasi due è stato adottato da un’altra coppia, in Italia.

Fonte: avvenire.it di Giovanni Maria Del Re