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UNIONI CIVILI. NON BASTA DECIDERE, BISOGNA DECIDERE BENE. E GLI ATTI...

UNIONI CIVILI. NON BASTA DECIDERE, BISOGNA DECIDERE BENE. E GLI ATTI DI FORZA NON AIUTANO

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Su una cosa non si può discutere: l’impianto della proposta Cirinnà sulle unioni civili ha diviso il Paese. Oltre all’ampio e appassionato dibattito parlamentare, sui giornali, sui media, ci sono montagne di sondaggi demoscopici che lo dimostrano, così come lo confermano le frequenti e spesso affollatissime manifestazioni di piazza promosse nei mesi scorsi.
Una situazione nella quale prudenza e saggezza avrebbero suggerito una dose supplementare di riflessione ed ascolto, soprattutto al governo. Riflessione che dovrebbe essere una virtù obbligata, cui fare appello quando si vanno a toccare le radici culturali, identitarie e perfino economiche della nostra società. Ascolto che dovrebbe essere d’obbligo politico nei confronti della società civile.
Purtroppo non è stato così. Con un atto di forza che ha ben pochi precedenti il Pd, pur in presenza di un rilevante dibattito al proprio interno, in pochissimi giorni ha scelto di imporre un proprio testo direttamente all’esame dell’aula del Senato. Ad aggravare la negatività di questa accelerazione, il testo proposto non inserisce novità particolari, né fa tesoro della lunga e impegnativa discussione in Commissione Giustizia. Anzi, in modo anche un po’ beffardo, il “nuovo” testo presentato direttamente in aula è sostanzialmente una “copia conforme” del precedente testo Cirinnà.
Senza alcun rispetto del lavoro parlamentare di questi mesi, delle indicazioni della Consulta e soprattutto dell’appello alla prudenza arrivato con chiarezza da tante parti del Paese. Si torna così a proporre (o tentare di imporre) un simil-matrimonio per le unioni omosessuali, con tanto di possibilità di adottare i bambini (con la stechild adoption, nodo ampiamente contestato da tanti), con il rischio – reale e concreto – di poter accedere con facilità a forme di maternità surrogata inaccettabili, oltre che illegali.
Forse questa fretta serve solo per mettere una bandierina nella lista delle “cose fatte”, e il dibattito potrà proseguire nei prossimi mesi, vista l’agenda delle priorità parlamentari.
Però è grave che su un tema così importante per la vita quotidiana delle persone, si sia scelta una soluzione di forza, che divide, anziché unire.
Divide nei partiti, nel governo, nel Parlamento, nel Paese. Su un tema così importante non basta decidere: è fondamentale decidere bene. Ci ripensi, chi cerca facili scorciatoie. Il Paese non resterà in silenzio.

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