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UNAR, le mille perplessità dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose

UNAR, le mille perplessità dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose

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I giornali di oggi riportano una notizia molto grave, per diversi aspetti. Parliamo del servizio del programma televisivo “Le Iene”, che accusa l’UNAR di aver finanziato – con denaro pubblico – un’associazione di persone omosessuali a cui fanno capo circoli nei quali si praticherebbe prostituzione maschile, e il direttore dell’Ufficio di essere lui stesso socio di questa stessa associazione. Di fronte a questa notizia la nostra indignazione non va verso la persona: anzi, siamo convinti che il male fa male anzitutto a chi lo fa. Non giudichiamo le persone, ma i fatti e le dinamiche, soprattutto per le conseguenze che possono avere sui giovani e sulle famiglie. Ma anche sull’immagine della politica italiana che emerge da questi fatti.

Allora vediamo, che cos’è l’UNAR? E’ un ufficio della Presidenza del Consiglio che si dovrebbe occupare di discriminazioni razziali. Un compito importante, visto che il 76% delle discriminazioni trovano la loro motivazione nel colore della pelle o nella provenienza geografica. E invece già un paio d’anni fa l’UNAR era balzato agli onori delle cronache per aver promosso la pubblicazione di alcuni libretti di educazione sessuale per le scuole che, sull’onda delle proteste delle associazioni familiari, erano poi stati ritirati.

Ora veniamo a sapere quest’altra notizia e la prima domanda che sorge spontanea è: che cosa c’entra l’Ufficio Antidiscriminazioni razziali con la sessualità? Chi controlla l’operato di questo ufficio? Come viene selezionato il direttore e il personale? La seconda considerazione, naturalmente, riguarda le risorse finanziarie: possibile che per sostenere queste “attività” ci siano tanti soldi pubblici, mentre per sostenere le famiglie con figli le risorse non ci siano mai? Quando incontriamo i nostri governanti, riconoscono sempre che poniamo delle istanze più che giuste e ragionevoli, ma regolarmente si affrettano costernati a dirci che purtroppo mancano i fondi. E anche quando si arriva con fatica a far approvare misure in favore delle famiglie, tutto regolarmente si arena: vale per i 45 milioni stanziati due anni fa per le famiglie numerose, peraltro con ISEE di soli 8500 euro; vale per la Carta Famiglia, approvata nella Legge di stabilità del dicembre 2015 e ancora ferma in un penoso rimpallo di responsabilità e competenze tra Ministeri.

Chiediamo quindi al Governo Gentiloni:

  • che l’UNAR si occupi soltanto e con impegno di tutelare chi è oggetto di discriminazione razziale;

  • che il nuovo Direttore abbia un curriculum di alto profilo per i compiti specifici dell’UNAR;

  • che le risorse che sono evidentemente disponibili per “attività” di dubbia natura vengano immediatamente dirottate sul capitolo “sostegno alla famiglia e alla natalità”

  • che si sciolgano al più presto i nodi che bloccano l’applicazione delle misure pro-famiglia già approvate, ma congelate senza motivo

Raffaella e Giuseppe Butturini
Presidenti