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SPECIALE CONVEGNO UN FIGLIO UN VOTO

SPECIALE CONVEGNO UN FIGLIO UN VOTO

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LA SCHEDA
Della rappresentanza politica ai minori si parla in Europa già da diversi anni: in Francia, Germania, e recentemente in Austria dove è stato deciso l’abbassamento dell’età a 16 anni. In Italia se ne parla dal 2004 dietro spinta del prof. Luigi Campiglio che denunciando con forza il calo demografico in Italia trova nella proposta di attribuire un diritto di voto ai minori, una soluzione al disinteresse della politica verso l’infanzia e le questioni demografiche. Il diritto di voto dovrebbe essere esercitato per delega dalla madre (secondo Campiglio) oppure per metà ad ognuno dei genitori. L’ANFN ha già dedicato al tema un convegno tenutosi nel 2006 a Firenze.
“Un figlio, un voto”, un argomento che ci sta a cuore perché ci sia una democrazia più compiuta, perchè ogni cittadino di questo Paese possa essere rappresentato, perché ritorni o inizi un grande patto per l’infanzia, mettendo al centro i bambini che sono la speranza del nostro futuro”. Il presidente Mario Sberna, ha presentato con queste parole il convegno “Un figlio un voto” organizzato a Roma il 29 marzo scorso, presso l’Auditorium Coldiretti di Palazzo Rospigliosi.

Il telegramma di saluto di Franco Marini, presidente del Senato, ha aperto il vivace susseguirsi degli interventi, che nonostante l’ iniziale perplessità del presidente del Forum delle Associazioni Familiari Giovanni Giacobbe, soprattutto per quanto riguarda la fattibilità anche a livello Costituzionale, sono state unanimi nel definire la proposta sostenuta orami da sempre più associazioni del forum stesso, non solo auspicabile, ma opportuna e giusta.
LA PROPOSTA: DARE PESO POLITICO AI MINORI
IL convegno, organizzato da ANFN con la collaborazione di Coldiretti, Acli, Moige, MCL, movimento per l’infanzia e diversi comitati per l’allargamento della rappresentanza politica ai minori, intendeva proprio chiarire in concreto se la proposta fosse realistica e praticabile. D’altra parte al suo esordio anche l’idea di estendere il voto alle donne era stata accolta con ilarità, e tuttora non ci sembra strano dovere dotare il neonato di un codice fiscale già dalle sue prime ore di vita.
Dal professor Francesco Mercadante, una vita dedicata alla questione del diritto dei minori alla rappresentanza politica, sono arrivate le prime certezze sul fondamento solido della richiesta: “una regola che è il principio fondamentale della democrazia : una testa un voto”. Per il professore, ormai “e’ cosa fatta”, il principio continuerà a camminare sulle sue gambe, magari accompagnato dal “barbaro coraggio”(così lo ha definito il professore) della nostra associazione.“Non abbiamo nostalgia del voto familiare:” ha chiarito il prof. Mercadante, “ma il diritto è del minore e la tutela del diritto rientra nella sfera generale della tutela dei diritti “ affidata ai genitori. “Il diritto del minore non è un diritto minore” ha tuonato Mercadante che ha ricordato come Antonio Rosmini (definito da Alessandro Manzoni uno delle 7 intelligenze più brillanti dell’Umanità) considerasse la famiglia non società “intermedia”, ma la seconda società, dopo la società “Teocratica” (l’umanità tutta) necessaria alla felicità umana.
Di Antonio Rosmini si è parlato abbondantemente nella mattinata del Convegno: messo all’indice dalla stessa Chiesa, riabilitato dopo oltre 100 anni da papa Wojtyla, beatificato nei mesi scorsi da Papa Benedetto XVI, Rosmini è stato il primo a disegnare una costituzione dove il diritto di essere rappresentati politicamente fosse esplicitamente esteso anche alle donne e ai bambini attraverso la figura del capofamiglia.
“L’uomo è portatore nella sua natura di un elemento infinito che giustifica la sua grandezza” ha spiegato padre Giancarlo Taverna, studioso rosminiano,”. “La persona umana è diritto sussistente, è l’essenza del diritto: il diritto si esprime in un corpo di leggi ma non è persona. L’uomo è persona dal momento del concepimento, perché non può esistere senza essere persona. Assegnando al minore alla nascita il diritto di voto il minore diventa “persona” anche dal punto di vista elettorale”.
Riconoscere il neonato come persona “completa” implica quindi il riconoscimento del diritto ad essere rappresentato politicamente e la proposta un figlio un voto, secondo lo stesso Padre Taverna “ va verso una vera democrazia perché dà peso a una larga fetta della popolazione che ne è fino ad ora esclusa.”
I partiti politici hanno recentemente riscoperto la famiglia ma sembrano ancora ignorare i minori a cui sono destinate risorse risibili.
Ce lo conferma l’on. Domenico Volpini antropologo, tre legislature e un lungo impegno nella bicamerale per l’infanzia. Per i bambini, “ livello politico, si fa molto poco. La commissione bicamerale per l’infanzia, aveva fondi per un milione di euro. La commissione Mitrokin aveva un miliardo. E non dipende dal governo: è un problema culturale, il bambino è considerato un “problema” privato della famiglia.”
Forti resistenze culturali impediscono la rinascita di politiche familiari; lo si nota dalla resistenza al quoziente familiare a livello fiscale e rispetto alla proposta un figlio un voto.
“In un occidente dominato dal mercato abbiamo una configurazione mentale, strutturatasi negli ultimi 50 anni, che è quella della riduzione a individuo della persona, si tende a sganciarlo dal nucleo familiare”. Infatti “ il nucleo familiare forte e coeso è disfunzionale alle dinamiche e alle logiche del mercato”. La nostra cultura è figlia “dell’attacco inferto alla natalità negli anni 60/70 quando fare figlie era considerato da delinquenti, da incoscienti che non erano responsabili del bene comune”. Bene comune che, spiega Volpini, “ non va concepito tanto come il bene dello Stato, quanto ‘il bene di tutti e di ciascuno’, la concretezza del bene della persona umana vista come membro di una comunità. Se il raggiungimento del bene comune va a deprivare dei diritti anche di una singola persona, non si tratta più di un bene comune” . La proposta un figlio un voto a livello teorico non lede i diritti di nessuno”. Piuttosto esistono problemi di tipo culturale: “vedo grandi problemi di tipo applicativo su un voto ponderato sul quoziente familiare, sul numero dei figli.”
E “coraggiosa” è l’aggettivo usato dalla senatrice Maria Burani, presidente della commissione bicamerale per l’Infanzia per definire la proposta di ANFN, proprio perché mette al centro i minori, per lo più ignorati dai programmi dei maggiori partiti politici.
“Va bene la questione un figlio un voto,” commenta l’On. Burani “ma non siamo ancora arrivati all’ascolto del bambino: abbiamo lavorato sulla legge sull’affido condiviso in modo che potesse diventare ‘bambinocentrica’ : siamo al punto che un bambino 14enne non viene ascoltato nella causa di separazione dei genitori. Ben vengano quindi iniziative come queste” ha concluso la senatrice ” che vanno portate avanti dall’associazionismo. Come associazioni dobbiamo fare rete tra di noi, rete forte che obblighi i partiti a mettere in programma un pacchetto mirato ai minori oltre che alla famiglia. E sulla famiglia non possiamo essere vaghi ma pratici. Punto principale tra tutti l’istituzione del Garante per l’Infanzia, una figura di raccordo delle diverse attribuzioni ai vari ministeri, controllo e anche indignazione cittadina. IL garante è una figura presente in quasi tutti i paesi europei e anche a livello europeo servirebbe avere un garante per tutelare i minori, a partire dai cosiddetti “i bambini ombra” che non sono registrati all’anagrafe e rischiano di essere preda della delinquenza”.
Un più forte impegno per i minori è proprio il senso del “contratto” presentato da Cino Tortorella nel corso della mattinata per chiedere ai candidati premier, a nome dei bambini di cui Il popolare Cino è “ambasciatore” per ANFN, un serio impegno su alcuni punti altamente condivisibili e concreti per una reale tutela dell’infanzia e del futuro delle nuove generazioni. Il contratto, composto da sette punti definiti insieme ai bambini (con cui dovremmo imparare a parlare di più, invece di parlare “di” bambini, ci ricorda Tortorella) di famiglie numerose affronta i temi della rappresentanza, della fiscalità, della vivibilità delle città, del sostegno alla natalità, del diritto a una scuola di qualità e alla salute. Lo ha “tradotto in politichese” lo stesso Cino Tortorella che intende farlo firmare , in segno di un impegno serio e preciso, dai candidati premier della prossima legislatura.
La firma del contratto potrebbe diventare un forte momento mediatico, di cui la famiglia ha particolarmente bisogno: ne è convinto il dott. Mimmo delle Foglie, tra gli organizzatori del Family Day, un momento di piazza, di sintesi delle istanze delle famiglie, ma anche di immagine per come ha raccontato le famiglie “normali”, quelle ignorate dai media. “La famiglia ha bisogno di buona rappresentanza e di buona rappresentazione.” Il dovere della testimonianza, ben chiaro alle nostre famiglie, sempre più spesso richieste da televisioni di tutta Italia, é il dovere di ridare una immagine positiva a una istituzione violentemente dissacrata dai media. La proposta del voto ai minori allora può diventare, se appoggiata con forza da tutte le associazioni familiari, un “cortocircuito” mediatico di cui oggi vive la comunicazione.
I modi per rappresentare bene la famiglia stanno diventando sempre più numerosi e sempre migliori: dal nostro libro “Tutti vostri?”, più volte citato in sala, al Family Day, alle iniziative di Tortorella, fino ad una manifestazione, presentata in anteprima proprio a Roma, nel corso del Convegno, dal nostro Giovanni Astrei, vicepresidente del Forum e del Movimento per la Vita.
FIUGGI FAMILY FILM FESTIVAL
Non è vero che le storie positive, il cinema di famiglia non fanno cassetta, anzi: le grandi produzioni disneyane stanno a dimostrare che è proprio il contrario. Piuttosto è vero che queste espressioni del cinema sono sempre state viste dalla critica come secondarie, quasi non fosse possibile fare del cinema di qualità sulla famiglia. Esistono centinaia di festival cinematografici al mondo, sul cinema sportivo, ironico, storico ,ma non esiste niente sulla e per la famiglia, che comunque rimane una delle principali fette del mercato dei film. Per riempire questo vuoto che è soprattutto culturale Giovanni Astrei e i suoi collaboratori hanno organizzato per la fine di luglio a Fiuggi il primo festival cinematografico del mondo dedicato alla famiglia: una settimana di festa, di vacanza di cinema ma anche di studio e riflessione sulla famiglia e per la famiglia. La conferenza stampa che presenterà l’evento avrà luogo il 23 aprile, a presto quindi disporremo di maggiori dettagli.


PRIME PROPOSTE CONCRETE: ABBASSARE L’ETA’ PER IL VOTO AL SENATO A 18 ANNI

Il convegno “un figlio un voto” é ripreso nel pomeriggio con l’introduzione del dott. Vito D’Andrea, chirurgo romano prestato alla politica per la sua passione sull’argomento “della rappresentanza dei minori, già protagonista di diversi convegni sul tema (suo anche il sito www.votoaiminori.it). Dal dott. D’Andrea le prime proposte concrete: iniziare il lavoro di revisione della legge elettorale da due elementi molto semplici : innanzitutto l’abbassamento dell’età per il voto al Senato a 18 anni, per il compimento di un “perfetto bicameralismo”, quindi l’abbassamento del voto ai 16 anni come già avvenuto in Austria. Due proposte che non stravolgono la Costituzione ma che amplierebbero la rappresentanza a ragazzi che comunque sono già considerati abbastanza responsabili per lavorare, sposarsi e, in alcuni paesi, guidare.

Convinto della necessità di riprendere in mano le sorti della famiglia, il veemente intervento di Antonio Affinita, direttore dell’ufficio relazioni istituzionali del MOIGE che ha parlato di genitori “vessati e discriminati” portando molti esempi, quali le tariffe, che i genitori di famiglie numerose ben conoscono. “Lo Stato spende 10.000€ per fare abortire una donna ma non lì dà a chi scegli di avere un bambino” ha denunciato il dr. Affinita che ha sottolineato come la vera priorità dovrebbe essere solo la famiglia, i bambini: “per chi si costruiscono le grandi infrastrutture, se non ci saranno entro breve più italiani?”. Per la famiglia é’ il momento, secondo Affinita e il Moige non più di “difendersi” ma di pretendere quanto le spetta di diritto.
IL DIRITTO DI VOTO AI MINORI: UNA SOLUZIONE ALLA QUESTIONE DEMOGRAFICA
Il 21 febbraio 2008 l’unione europea ha emanato una deliberazione sul futuro demografico dell’Europa: è la prima volta che un’assemblea eletta si pronuncia sull’argomento: il futuro demografico pone problemi sulla rappresentanza politica dei minori: la voce dei minorenni énodo fondamentale che richiedere un dibattito ampio e approfondito
Non meno preoccupato l’intervento del prof. Luigi Campiglio, prorettore della Cattolica di Milano, da tempo impegnato a denunciare nel calo demografico ( e nell’indifferenza con cui viene accolto) la ragione di una crisi strisciante che già stiamo vivendo.
Dare voto ai minori rappresenta per Campiglio “ un modo per reagire all’invecchiamento della popolazione e occuparsi dei giovani: non diciamo che è il migliore e l’unico ma esiste un’emergenza che va emergendo in Europa di cui dobbiamo tenere conto.
Il pericolo non è del 2150: il pericolo è adesso, delle implicazioni che un cambiamento così radicale della struttura demografica del nostro paese ha su tutta la vita sociale ed economica. Nel nostro Paese si sta esagerando nel trascurare la questione demografica.”
Da una indagine pubblicata dall’Eurobarometro: il 45% delle ventenni francesi, e anche le Finlandesi o le Svedesi, vorrebbe avere tre o più figli. Da noi solo il 19% (il 20% in Germania) delle giovani donne vorrebbe avere più di tre figli. E l’80% delle quarantenni intervistate dichiara che non è riuscita a realizzare ciò che desiderava all’età di 20. E la situazione demografica italiana (ma anche tedesca) rispecchia esattamente questa situazione.
Attribuire il voto ai figli potrebbe funzionare da incentivo per una politica demografica diversa e più attenta. Lo dimostra l’esperienza francese, per Campiglio “un buon esempio”: al realtà francese è il risultato di un dibattito molto intenso degli anni Trenta che portò in parlamento la proposta del suffragio ai minorenni. Non se ne fece niente perché ci fu una crisi di governo, ma “dopo quel dibattito la politica familiare prese una piega diversa e la situazione delle politiche familiari in Francia ora è certamente migliore che in Italia. La data dell’introduzione del quoziente familiare in Francia è quella del 31 dicembre 1945. Era il momento”.
Qualcosa di simile è accaduto in Svezia, un paese piccolo che toccava con mano il rischio di una estinzione numerica: in Francia e Svezia “ le politiche a sostegno dei figli e della famiglia hanno funzionato.
E’ vero che la Costituzione così com’è va integrata per potere essere coerente con se stessa. Per esempio il principio dell’uguaglianza delle opportunità per i giovani non ha senso se non viene perseguita fin dalla nascita, perché le persone non nascono a 18 anni. La Costituzione è un insieme di regole, non un oggetto intoccabile e consente, con modifiche tutto sommato marginali, di integrare lo spirito dei padri costituenti , incluso il fatto che la Repubblica non accetta nessuna discriminazione, di sesso, di religione: andrebbe semplicemente aggiunto “di età” perché questa è una discriminazione in base all’età.”
Non si tratta di interpretare le preferenze politiche del figlio, così come non si rispetta la sua opinione se il figlio non desidera andare a scuola…
“La proposta richiede” ammonisce Campiglio ”un cambiamento di prospettiva, ma il ruolo dei genitori certamente è “paternalistico”, un termine che non piace ma esprime una funzione, una responsabilità propria dei genitori”.
La questione della non discriminazione e della attribuzione del diritto di voto ai minori al momento della nascita é una risposta a quello che il Parlamento Europeo sollecita ai paesi europei e in particolare in Italia. Non possiamo ignorare la questione demografica: in Austria il cancelliere ha dichiarato che quello era un modo per arginare l’invecchiamento della popolazione e occuparsi maggiormente dei giovani. I dati della natalità in Austria vedono nell’ultimo dato del 2006 un indice di 1.04 di natalità. Gli ultimi dati Istat, ci dicono se la natalità in Italia era 1,35 nel 2006 è diventato 1,34 nel 2007. Un dato preoccupante perché gran parte della cosiddetta “ripresina demografica” in realtà è almeno per metà dovuta al contributo delle famiglie immigrate. Questa stagnazione, spero solo di un anno, manda un “piccolo” segnale di allarme perché c’era un trend in corso che apparentemente si è già interrotto.
Per avere una popolazione “stazionaria”, che non aumenta, l’indice di natalità deve essere di 2,1 figli per donna :in Italia da anni siamo al di sotto di questo dato: come si fa a non vedere la relazione tra la bassa natalità e quanto sta accadendo su altri fronti? Il tema delle pensioni, il tema dell’assistenza di sempre più anziani non autosufficenti, il potenziale di popolazione attiva, che nel nostro paese sta diminuendo, insieme al potenziale di crescita dell’economia. Si tratta di un principio elementare, a meno che non aumenti la produttività in modo robusto ma la produttività in Italia, tra il 2000 e il 2007, per fattori strutturali, in particolare nel settore manifatturiero, è addirittura diminuita, dello 0,6% l’anno. Siamo di fronte a un fatto storico, strutturale. Ed è veramente un problema perché abbiamo dall’altro canto paesi dove la produttività cresce: del 3,5% in Francia, del 5% negli Usa, che sono un paese giovane, cresce di quasi il 6% in Svezia. Capite che c’è qualcosa che non va: diminuisce il potenziale produttivo e
non c’è crescita della produttività.
In Giappone, dove ci sono “barriere di fatto” contro l’immigrazione,la riposta del declino della popolazione attiva è la robotizzazione estensiva e infatti il 40% dei robot installati nel mondo è installato in Giappone.
E c’è il problema del tenore di vita delle famiglie: ci dicono che i salari italiani sono i più bassi in Europa ma è ovvio che questo accade in un quadro di rallentamento, di stagnazione economica che dura da troppi anni. Immigrazione: abbiamo una situazione paradossale, con tre milioni e mezzo di emigranti che bussano alle nostre porte per necessità obbiettive legate al violentissimo cambiamento della struttura demografica. Siamo un Paese dove la speranza di vita aumenta ma questo comporta dei costi da pagare, che pagheranno i nostri figli. Alle famiglie numerose andrebbe appuntato una medaglia perché i loro figli pagheranno le pensioni a tutti quanti.
Siamo in una situazione seria che non può essere catalogata nei problemi singoli, C’è un grande, serio problema del pese che in corso da 15 20 anni: il declino demografico. Esistono paesi dove sembra esistere la volontà di sparire dalla faccia della terra: apparentemente è quello che accade in Austria, dove c’è una grande quantità di donne che dichiara di non volere figli. Il cancelliere austriaco con la sua proposta cerca di movimentare la situazione politica nel rispetto delle libertà individuali. In Italia non è così.
La Costituzione, se non è di carta, deve tutelare la libertà delle persone e le persone in Italia non vorrebbero avere 1,34 figli a testa, vorrebbero avere un po’ più di due figli. Se questa non è mancanza di libertà…la libertà di costruirsi una vita, di realizzarsi, se non ce la garantisce la Costituzione, cosa ce la garantisce? Non è che la Costituzione vada emendata, va resa coerente con se stessa.
Il Parlamento Europeo ci richiama esplicitamente all’esigenza di una rappresentanza politica dei minorenni: la proposta che io appoggio è quella di un voto dal momento della nascita per mettere necessariamente nella priorità dell’agenda politica la questione della natalità: credete che dieci milioni di voti ai minori passerebbero inosservati? “
Anche l’associazionismo familiare potrebbe forzare l‘agenda politica a interessarsi di natalità, ma Campiglio si chiede:”Quale è il vero peso politico dell’associazionismo? Un politico che tradisca le promesse fatte a voi, a quali danni va incontro? Questo è il punto centrale per il quale il voto ai minori è un grimaldello che sicuramente cambia
radicalmente il quadro politico e lo scenario della situazione Italiana.”

LA RISPOSTA DELLA POLITICA: IL PROBLEMA E’ CULTURALE, NON SARA’ FACILE CAMBIARE

Se si è capito che la denatalità e l’invecchiamento della popolazione sono una priorità, perché non rientra nelle priorità della politica? Lo abbiamo chiesto al Senatore Rocco Buttiglione che ha individuato nel libro di Simone de Beauvoir, il “Secondo sesso” (1949) un elemento di svolta nel pensare comune: “Il libro convogliava l’idea che essere donne fosse una grande ingiustizia. Gravidanza e parto, elementi centrali per l’identità femminile, per Simone de Beauvoir sono elementi di ingiusta penalizzazione perché non permettono alla donna di competere a armi pari con il maschio.” Questo pensiero è divenuto comune e il risultato è una “civiltà che per la prima volta non educa le bambine a diventare donne, che non mette al centro la maternità”. Si tratta di un dato culturale, spinto da “una scuola, una televisione, una società che dice alle donne che non conviene essere madri”. perché essere uguali all’uomo significa “escludere il bambino”, colui che impedirebbe alla donna “la possibilità di realizzarsi come soggetto che non subisce un destino ma si autocrea”.Le politiche sociali, concentrandosi sull’individuo e sganciandolo dal nucleo famigliare, hanno “prepotentemente contribuito a diffondere questa cultura”. Le politiche familiari per Buttiglione “tutelando i diritti individuali fuori dalla famiglia e a volte addirittura contro la famiglia stessa” hanno finito per considerare la famiglia “superflua”, negandole il ruolo di interlocutore delle istituzioni. La famiglia deve diventare interlocutore delle istituzioni, ma in questo momento, secondo Buttiglione, la proposta che ancora ha bisogno di una più ampia coscienza da parte delle famiglie stesse.
Fondamentalmente concorde in questo esame della situazione l’On Roberta Angelilli , parlamentare europeo, relatrice alla commissione Europea del documento “Una nuova strategia dell’UE sui diritti dei minori” che ha ricordato come lo scorso febbraio sia stata approvata dll’ue una relazione sul problema demografico. L’on. Angelilli ha sottolineato una nuova attenzione all’opinione dei minori, di cui è stato messo al centro il diritto alla partecipazione. “Oggi bambini sono considerati “insignificanti” dalla politica: non si investe nella demografia, nella maternità, nella infanzia”. Tra le iniziative auspicate dall’Angelilli una agenzia per le politiche per la maternità e le famiglie, la creazione di un registro europeo per le buone prassi, l’istituzione di un garante come richiesto agli stati membri dall’UE stessa.
Il convegno si è chiuso così con un’ottimistica volontà di continuare a impegnarsi perché la mentalità corrente si apra sempre di più alla vita, alle famiglie e al futuro. Il voto ai minori potrebbe essere la via ma anche il punto d’approdo di un percorso che i preannuncia difficile ma necessario.
Chiude il convegno con un accalorato intervento Andrea Coffari Presidente del Movimento per l’infanzia.

Le foto allegate in galleria sono dell’amico Luca Gualdani