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Il Sindacato dei Bambini

Il Sindacato dei Bambini

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I dati fornitici dall’ultimo rapporto ISTAT sulla popolazione sono estremamente allarmanti, perchè hanno delle implicazioni dirette e immediate sulla vita di tutti i giorni.

Leggiamo allora questi dati, e, soprattutto, vediamo quali implicazioni comportano nella nostra vita quotidiana.

Innanzitutto, la popolazione Italiana al 1′ gennaio 2016 ha iniziato a diminuire: – 139.000 abitanti, riducendosi a 60.656.000 unità. Il dato già considera l’apporto (ormai divenuto modesto e marginale) degli stranieri, aumentati di sole 40mila unità, mentre gli italiani sono diminuiti di -179mila unità.

Continua la graduale e progressiva diminuzione dei nuovi nati, ogni anno è un nuovo record: nel 2015 siamo scesi sotto la soglia dei 500mila (487.800, nel 2014 erano 502.600). Anche quest’anno ricordiamo che in Italia non c’è mai stata una natalità così bassa dall’Unità d’Italia (1861). L’indice di natalità nell’ultimo decennio è passato dal 2010 al 2015 da 1,46 figli per donna a 1,35 (ricordiamo che, per garantire l’equilibrio demografico, ogni donna dovrebbe avere mediamente 2,1 figli).

Aumentano inoltre i decessi (653mila, ex 598mila), a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione.

100mila italiani, perlopiù giovani, hanno lasciato il nostro Paese.

Quali sono allora le conseguenze di un paese che diminuisce come numero di abitanti, e diventa progressivamente sempre più vecchio?

  • innanzitutto i consumi interni inevitabilmente tendono a calare. Qualsiasi stimolo all’economia diventerà quindi sempre più difficile, finchè non ci sarà un deciso ringiovanimento della popolazione;

  • l’innovazione e la competizione del nostro Paese si ridurrà sempre di più. Le invenzioni ed i brevetti sono frutto soprattutto dell’età giovanile (25-35 anni); ma abbiamo sempre meno giovani, e quelli più bravi se ne vanno all’estero;

  • la domanda di immobili, e conseguentemente il valore degli stessi, è destinato a ridursi sempre di più. L’aumento della mortalità degli anziani lascerà liberi sempre più appartamenti; la richiesta di immobili invece si riduce progressivamente, in quanto nascono sempre meno nuove famiglie, e ci sono sempre meno immigrati. Quello che succede nei paesi di montagna, con tante case abbandonate, riguarderà presto anche le nostre città;

  • l’attuale sistema di welfare diventerà insostenibile. Se oggi abbiamo due lavoratori per ogni pensionato, quando termineranno di lavorare i figli del baby-boom (fine anni 50-anni 60-inizio anni 70), avremo 1 lavoratore per ogni pensionato. L’attuale sistema pensionistico non sarà in grado di reggere;

  • quello che tuttavia sarà il principale problema sarà quello sanitario. Quando raddoppieranno gli anziani, e quindi raddoppieranno i bisogni sanitari, le risorse non basteranno più a garantire gli attuali livelli di servizio. Non è un caso che si parla sempre di più di Eutanasia;

  • l’immigrazione del resto non è più la soluzione del problema demografico. La mancanza di lavoro fa sì che gli immigrati siano solo di passaggio (anche molti di quelli dichiarati all’anagrafe oggi in realtà non sono più in Italia, come ha dimostrato il censimento 2011 in cui quasi il 10% degli stranieri residenti non risultavano più in Italia). Di fatto l’incremento principale degli immigrati riguarda soprattutto le badanti.

Quello che però è ancora più allarmante, è l’assoluta indifferenza su questi dati sia da parte dei mass-media, sia da parte dei politici, che invece profondono impegno e passione su temi che hanno influenza sulla società infinitamente marginali, rispetto all’inverno demografico che in cui siamo appena entrati.

Questo è frutto di due pensieri che stanno diventando dominanti nella nostra società:

  • fare figli è una scelta esclusivamente privata (al contrario di quello che storicamente i figli hanno rappresentato, ossia un bene comune per salvaguardare la continuità della società stessa);

  • i diritti individuli, soprattutto degli adulti, sono oggi prevalenti, anche rispetto al diritto dei bambini (quelli nati, quelli mai nati, e quelli che potranno nascere).

Si pone infatti una domanda: chi difende oggi i diritti dei bambini? Chi dà loro voce?

Ai partiti non interessano. Non danno voti.

Ai sindacati non interessano. Non danno tessere.

Ai mass-media non interessano. Non fanno notizia.

Non è un caso che le politiche di contrasto sulla povertà sono state efficaci soprattutto verso gli anziani, ma hanno completamente dimenticato Famiglia, figli e giovani; da una indagine dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose sulla povertà in Italia (Il dito e la luna – analisi su povertà e demografia), in cui sono stati utilizzati i dati Istat, risulta che nel periodo dal 1997 al 2014 la povertà relativa per gli over 65 anni è diminuita dal 16,4 al 9,3%, mentre quella per i giovani da 0 a 34 anni è aumentata dall’8,9 al 14,3%. Il messaggio è chiaro: fare dei figli è un lusso che non tutti si possono permettere.

Stiamo così diventano una società sempre più sterile. Una società senza figli è incapace di guardare al futuro, guarda solo l’oggi.

Avere dei figli invece vuol dire guardare avanti, programmare a lungo termine per lasciare a loro una società ed un mondo migliore.

Il Forum delle Associazioni Famigliari, e l’Associazionismo Famigliare, tra cui l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, da anni denuncia non solo le dinamiche demografiche (già note e denunciate da diversi anni) e le negative conseguenze sulla Società, ma propone politiche a favore della Famiglia e della natalità. E di tutela dei minori, quelli che oggi non sono rappresentati da nessuno.

Ecco allora due proposte per uscire da un alto dal tunnel demografico in cui siamo appena entrati, dall’altro per dare voce ai bambini.

Cominciamo a invertire il trend negativo delle nascite, ponendoci come obiettivo, sia a livello nazionale che locale, un indice di natalità di 2 donne per figli, come già succede in Francia.

E rilanciamo la proposta di un figlio, un voto, affinchè la politica cominci seriamente a considerare i bambini come soggetti da rappresentare e quindi tutelare.

Partiamo da queste due proposte forti, per un nuovo Rinascimento Italiano.