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Recensioni: Niente nidiata, vita beata?

Recensioni: Niente nidiata, vita beata?

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Un libro da non comprare

Niente nidiata, vita beata?

Devo aver perso il mio senso dell’umorismo, perché libri come “Bimbo non a bordo” (persino il titolo non mi piace, con tutte quelle “B”) non solo non mi fanno ridere ma mi mettono addosso un misto tra rabbia e tristezza difficile da sopportare. Sarà l’età che incalza, ma non riesco a ridere leggendo frasi come “ Mettete il bimbo per terra e copritelo con una coperta puzzolente. Spegnete le luci, mettete una torcia elettrica sotto il mento e cominciate a leggere una storia terrificante o a cantare una canzone che fa paura. Date al bambino numerosi bicchieri di latte, in modo da essere certi che bagni il lettino. Addormentatevi prima della creatura.”

E non mi tranquillizza né aumenta la mia ilarità la nota che spiega come tali istruzioni siano, cito testualmente “da intendersi invenzioni puramente scherzose. Non seguite mai, in nessuna circostanza, questi consigli.”

Eppure dovrei, perché far ridere deve essere l’intento di questo libretto scritto da Jennifer L. Shawne, ediz. “Magazzini Salani” dall’incredibile prezzo di 12,50€ che mi marito ha recentemente, e per me incautamente, pagato, perché premiare con l’acquisto un simile prodotto mi sembra delittuoso. Ma secondo lui era importante informarsi e capire, prima di criticare, questa emblematica esponente dei “Childfree” (lett. “libero da figli”), movimento che sta prendendo piede nel mondo anglosassone e, dicono (ma ho i miei dubbi, mi sa di mossa di marketing), anche da noi, per rivendicare il diritto di non avere figli, in nome della tranquillità, della realizzazione personale e della godibilità della vita di cui i figli sarebbero acerrimi nemici. Più o meno il contrario delle mie convinzioni e dei valori che condivido con L’Associazione nazionale famiglie numerose.

Ma siamo in un paese democratico e ognuno è libero di pensare e scrivere quello che vuole. Eppure una certa responsabilità se la deve assumere la signora Shawne, autrice dell’opera, ritratta a fine libro insieme a uno dei suoi gatti, “ adorabili sostituti felini dei figli”.
La responsabilità pesante di avere contribuito a far crescere, divulgare, normalizzare questo atteggiamento astioso verso la vita, i bambini, il futuro. Si ricorderanno di lei e dei suoi amici quelle coppie che a suo tempo avranno riso alle battute e condiviso il sollievo di potere andare al cinema o fuori per un week end tutte le volte che gli passa per la testa, quando il responso del medico gli annuncerà che l’orologio biologico ha detto basta e che non potranno più “decidere” di “fare” figli così come hanno deciso di cambiare la macchina.

Io, fossi in lei, tanto tranquilla non sarei.
E se anche voi, come mio marito, volete documentarvi, non andate in libreria, piuttosto il libro ve lo presto io.