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perché educazione sessuale deve fare rima con contraccettivo?

perché educazione sessuale deve fare rima con contraccettivo?

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Nell’istituto che frequenta mia figlia, un liceo scientifico statale della nostra città, quest’anno che per lei è il terzo, insieme alle lezioni di scienze sull’apparato riproduttivo, sono state inserite lezioni di educazione sessuale. Mia figlia non racconta un granché di quanto succede a scuola, ma da quanto riporta, insieme alle nozioni “riproduttive” e all’intervento di uno psicologo, sembra che ci sia stato un incontro con la ginecologa, che ha parlato ai ragazzi, tutti dai 16 ai 18 anni, di metodi anticoncezionali. Non ti preoccupare mamma, ne abbiamo parlato anche il prof di religione, che ci ha spiegato i metodi naturali (che però non sono per nulla efficaci, ha commentato).
Mia figlia prendeva la cosa come assolutamente normale e sarei stata tentata di fare la stessa cosa se non fossi anche membro attivo dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, una associazione nata per difendere e valorizzare la scelta di chi, come noi e per tante e svariate ragioni, ha detto di sì alla vita e messo al mondo più figli.
Sento da tanto tempo che si fa educazione sessuale nelle scuole, ma c’è dovuta incappare mia figlia per farmi capire una cosa: non dubito che le informazioni siano state passate con la massima delicatezza e rispetto ma alla base di questa prassi c’è un atteggiamento profondamente sbagliato. Si dà per scontato che avere bambini sia un accidente da evitare, come una malattia grave. Come un qualsiasi corso di buone abitudini per non prendere malattie infettive (ricordate l’influenza dell’estate?).
Mi si è accesa la lampadina: possibile che impartire una educazione sessuale debba necessariamente significare insegnare ai ragazzi COME NON AVERE BAMBINI, quasi che il figlio fosse il guaio più grande che possa capitare a una coppia? E’ vero che una gravidanza in età prematura non è particolarmente augurabile, ma educare una sana sessualità deve significare prima di tutto educare a cosa significa sessualità (e a cosa serve: anche ad avere bambini…) a 360°.
In altri paesi, penso agli Stati Uniti, ai ragazzi viene fatto sperimentare con un gioco di ruoli cosa significa essere genitori e occuparsi di un pargolo. I ragazzi possono così rendersi conto della portata dei loro comportamenti e si proiettano in un futuro possibile.
Cosa succederà (cosa sta già succedendo oggi) se insegniamo, a scuola, a spese dei contribuenti, ai nostri stessi figli che dare la vita è un effetto collaterale da evitare con tutti i mezzi?
I dati sulla denatalità, sull’aborto, sull’invecchiamento della popolazione, sulla bomba demografica implosa sono ormai ampiamente acquisiti: ci troviamo davanti a una sfida antropologica e culturale, occorre ribaltare una cultura di morte che considera l’aborto un diritto e ci sta portando verso il suicidio della nostra stessa civiltà. Sta a noi la responsabilità di affermare ai nostri ragazzi che non devono avere paura del futuro, di aprirsi alla vita. Anche a scuola, specialmente in questa delicatissima età.
Se vogliamo parlare di educazione sessuale ai ragazzi facciamo capire loro anche che il problema non è avere un bambino, quanto piuttosto non essere ancora maturi per averlo e per gestire relazioni impegnative, quel “per sempre” che è un’altra delle vittime del nostro tempo. E sono le scuole, i professori, gli educatori che devono aiutare noi famiglie a trasmettere il più naturale e antico messaggio del mondo, che dare la vita non è un male, aiutarci a formare coscienze predisposte all’accoglienza, per favorire una cultura di accoglienza e di sicurezza in cui crescere.
Eppure nessuno invita mai alle lezioni di educazione sessuale, insieme al ginecologo e allo psicologo, un genitore, magari proprio un genitore di più figli, che testimoni ai ragazzi che avere figli è bello, è buono, perché questa è la vita. Non credo proprio che correranno a “fare” un figlio, ma almeno non penseranno ai bambini come l’ultima disgrazia augurabile.
regina maroncelli