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P.D. James racconta un mondo senza bambini

P.D. James racconta un mondo senza bambini

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“Figli degli uomini”, romanzo fantascientifico ma non troppo

Immaginate un mondo dove non nascono più bambini, dove gli scivoli sono stati rimossi dai parchi perché inutili e nostalgici, dove le risate e i canti dei bambini sono registrati e ascoltati con le lacrime agli occhi. Un mondo dove, per una strana e improvvisa calamità, gli uomini hanno perso la capacità di procreare e aspettano, senza più speranza, di terminare la propria esistenza e quella di tutta la specie barcamenandosi nella crescente mancanza di servizi nella noia, apatia, disperazione.
Una catastrofe paragonabile allo scoppio di mille atomiche, aveva detto Carlo Casini, che forse ha letto questo “Figli degli uomini”, di P.D. James (Oscar Mondadori) da cui l’anno scorso è stato tratto un film, in concorso a Venezia, interessante ma piuttosto snobbato dalla critica. Una catastrofe del peggiore tipo, dove la fine dell’umanità, tema caro a tanta fantascienza, non avviene per mano di un pazzo o di una meteora che cancella di botto la vita sulla Terra. Qui l’agonia è lenta, lunga la vita di diverse generazioni che improvvisamente si trovano davanti alla scomparsa del ricambio generazionale. P. D. James ci deve avere riflettuto bene e, portando al massimo le conseguenze di quanto sta avvenendo nei nostri tempi segnati da una galoppante denatalità, descrive un’ Inghilterra di vecchi (vecchi che vanno a scuola, vecchi che custodiscono musei, che riempiono le chiese di fedi sempre più distorte), di immigrati trattati come schiavi e destinati a lavori di assistenza e pulizia e poi rispediti in patria quando inservibili. E di giovani – il risultato dell’ultima generazione venuta al mondo- viziati e violenti, senza freni e senza regole.
Un mondo terribile, dove la natura riprende il sopravvento sulla città e gli uomini aspettano solo la fine. Un mondo che spaventa perché ci sembra una prospettiva credibile nella sua assurdità.
Chissà se questo libro è capitato o capiterà mai in mano ai sostenitori della vita “childfree” (libera dai figli) che fanno della scelta di non procreare la loro bandiera da sventolare come un sacrosanto diritto da difendere e incoraggiare. Eppure il libro è del 1999 e se non fosse per l’uscita del film (e del dvd, con cui viene venduto) forse non ne avremmo saputo nulla neanche noi. Ma ora ci sentiamo di raccomandarlo, lettura inquietante, sì, ma con il suo carico di pensiero. E una speranza, che è poi la speranza che condividiamo, quella della fede nel miracolo d’amore.