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No alle bugie del gender. Buone prassi educative

No alle bugie del gender. Buone prassi educative

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Il confronto politico culturale contro l’invadenza delle cosiddette “teorie del gender” deve tenere presente due rischi. Il primo è quello rappresentato dall’efficacia delle argomentazioni, il secondo dalla deriva della contrapposizione strumentale. L’uno si evita con una documentazione attenta a rifiutare generalizzazioni, puntuale nell’indicare le incongruenze antropologiche, serena nel puntare ad argomentazioni che sappiano “distinguere per unire”. Per aggirare l’altro, occorre mettere da parte la polemica sterile, abbandonare i toni inutilmente accesi e non dimenticare mai che alla radice della maggior parte dei casi di adesione alle proposte del gender, c’è un disagio nell’identità sessuale che provoca malessere e sofferenza.

Ecco perché il Forum delle associazioni familiari ha deciso di affiancare al tradizionale impegno politico culturale, un progetto di taglio educativo, finalizzato a raccogliere il meglio di quanto elaborato da diocesi, comunità, associazioni, movimenti sul fronte dell’educazione all’affettività e alla sessualità. “Il filo e la rete” – questo il nome del progetto – nasce da un’intuizione di Lodovica Carli, ginecologa e presidente del Forum delle famiglie di Puglia. Sarebbe semplice definire queste iniziative come “buone prassi antigender”, ma la responsabile del network, che conta ormai una ventina di progetti da Nord a Sud, non ama le semplificazioni, soprattutto quelle che rischiano di assumere una connotazione negativa. «Il “Filo e la rete” – spiega – vuole essere un aiuto per trasformare la ricchezza della differenza sessuale in percorsi capaci di contribuire a far crescere la consapevolezza della propria vocazione all’amore. E questo è un valore trasversale, che va al di là delle posizioni politiche. Altro punto importante il protagonismo educativo dei genitori».

Quanto sia forte questa convinzione è apparso chiaro sabato scorso, a Roma, dove il Forum ha chiamato a raccolta, con i vari responsabili regionali, gli animatori di una decina di nuovi progetti. Genitori, insegnanti, psicologici, studiosi del tema che hanno deciso di dire no alla pretesa di cancellare la differenza tra uomo e donna. Ma hanno scelto di farlo con la pazienza delle idee e la forza silenziosa di chi punta a costruire cultura giorno per giorno, offrendo ai giovani – ma anche ai meno giovani – strumenti di riflessione, occasioni di confronto, opportunità per valutare e per crescere. «Abbiamo l’ambizione di tenere insieme tanti soggetti, con un progetto da difendere e un pensiero condiviso da elaborare perché questa rete – ha fatto notare il presidente del Forum, Francesco Belletti – possa diventare un’opportunità per una convivenza sociale più giusta, soprattutto, per i nostri figli».

Tanti gli spunti originali illustrati, a testimonianza di una fantasia educativa che, pur radicata nella verità dell’antropologia cristiana, non rinuncia a innovare, a diversificare, a riproporre con metodologie e linguaggi sempre nuovi. “Mi Piaci – L’amore ai tempi di Facebook”, nasce per esempio dalla Fondazione Familiaris consortio di Sassuolo (Modena) e si propone di «accompagnare i ragazzi a riconoscere e confrontarsi sull’importanza di vivere relazioni nelle quali donarsi ad accogliere l’altro».

Attraverso una serie di incontri rivolti agli insegnanti, ai genitori e ai ragazzi, il progetto punta alla «scoperta delle dinamiche affettive che accompagnano i vissuti relazionali». Obiettivi condivisi anche da altre esperienze presentate sabato a Roma, da “Una storia unica”, il progetto promosso da Saverio Sgroj, educatore di “CogitoetVolo” di Palermo, a “Rispettiamoci” proposto dal Forum delle associazioni familiari della Puglia; da “Teen Star” idea ormai diffusa a livello internazionale e promossa dal Centro di ateneo studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano, a “La luna nel pozzo”, il progetto che in Puglia ha convinto anche l’Ufficio scolastico regionale.

«Questa è la strada giusta – ha fatto notare don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale Cei di pastorale familiare – perché se siamo in grado di rispondere con la pacatezza delle buone idee, anche quella rappresentata dal gender diventa una sfida preziosa, che ci interroga e ci obbliga a tirare fuori il meglio del nostro patrimonio di convinzioni e di speranze». Mentre Vittorio Sozzi, dell’Ufficio nazionale scuola della Cei, ha sollecitato una partecipazione sempre più consapevole da parte dei genitori in questa fase storica delicatissima. «Perché in caso contrario – ha fatto notare – il rischio è quello di fare un passo indietro». Pericolo che alcune delle esperienze di educazione all’affettività e alla sessualità presentate a Roma hanno inteso respingere in modo esplicito. Come “Alfabeti etici”, presentato da Antonella Diegoli del Movimento per la vita di Reggio Emilia. Oppure come “ProgettoPioneer” dello psicologo Marco Schicchitano che, accanto a percorsi formativi nelle scuole, punta anche sull’efficacia simbolica del laboratorio teatrale.

Fonte: avvenire.it di Luciano Moia