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LIBERE DI ABORTIRE, MA NON DI DIVENTARE MADRI

Troppe donne costrette ad abortire per ragioni economiche: il drammatico caso di Sonia non é un caso isolato: è l'amara denuncia di Matteo Crotti, ginecologo, presidente provinciale del Movimento per la Vita di Correggio, che verifica sul campo il fallimento dello Stato davanti alle difficoltà di una madre.

Come ginecologo e soprattutto come presidente del movimento della vita di Correggio devo purtroppo ammettere che la drammatica testimonianza di Sonia non si tratta senz’altro di un caso isolato o di un'eccezione. Da studi effettuati su un campione significativo (oltre 900 donne) della provincia di Modena, abbiamo constatato come la motivazione economica sia una delle cause principali di richiesta di interruzione di gravidanza. Specie nelle famiglie non comunitarie, il monoreddito, gli esosi affitti, il costo crescente della vita fanno si che l’arrivo di un nuovo bimbo destabilizzi completamente la situazione economica già precaria e che queste mamme siano in qualche modo costrette ad abortire. Molte famiglie, di fronte ad un test di gravidanza positivo, invece di gioire, come meriterebbe qualsiasi coppia, prendono in mano la calcolatrice e cominciano a fare due conti. Da questi conti, sempre più spesso, si raggiunge la drammatica conclusione: non c’è spazio per questo bimbo!
Come movimento per la vita ci troviamo quindi a “barattare” la sopravvivenza di questi embrioni rilanciando aiuti economici fino a quando la coppia non si sente sufficientemente tranquilla nel poter prender in considerazione di proseguire la gravidanza.
Purtroppo nessuno però ammette l’assoluta illegalità, oltre che disumanità, di questa situazione.
La legge attualmente in vigore prevede infatti all’articolo 5 che: ”Il consultorio e la struttura soCio-sanita…hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione volontaria di gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna...le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di madre e di lavoratrice, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.”<br> Ne deriva che gli abori di tante cittadine italiane e non, oltre che un dramma personale, familiare, sociale, sono atti che constatano il fallimento dello stato italiano nell’applicare una legge nata per la tutela della maternità e non solo per l’aborto.
E come mai questa legge non viene rispettata? Le motivazioni sono molteplici. Innanzi tutto spesso le mamme non hanno la possibilità di essere ascoltate. E’ innegabili che gli spazi dedicati al momento per la certificazione per abortire non siano spesso idonei per poter affrontare quelle problematiche così delicate e complesse che inducono una mamma a rifiutare il proprio figlio.
Nei consultori, negli ospedali e soprattutto negli studi dei liberi professionisti la fretta e a volte la freddezza regna sovrana. In alcuni casi gli operatori (ovviamente non obiettori) sono scarsamente motivati o non sono a conoscenza delle reti di sostegno per le donne che sono in difficoltà. Ma il problema fondamentale resta la mancanza di fondi dedicati. La legge 194/78 non ha infatti previsto stanziamenti a favore della maternità difficile e tutto ricade sulle associazioni pro-life di volontariato assolutamente inadeguate a far fronte ad una richiesta sempre crescente. Paradossalmente se una donna vuole abortire lo stato è pronto a spendere circa 1000 euro per pagare l’intervento, il ricovero e gli esami preoperatori. Se la stessa donna decidesse di tenere il proprio figlio, malgrado le difficoltà economiche, non ha diritto a nessun tipo di sostegno. Ci troviamo ormai in una situazione dove in Italia una donna è libera di abortire tutte le volte che crede ma non ha la libertà di proseguire la gravidanza e diventare madre. In questo periodo, a 30 anni dall’approvazione della legge, molte figure autorevoli e non continuano a sbandierare trionfalmente questa legge in nome della libertà femminile. Non capisco con che coraggio possano rivolgersi a Sonia e a tante madri come lei che grazie alla non applicazione della stessa legge sono state letteralmente costrette ad abortire.
Come famiglie numerose, esempio tangibile e concreto della apertura alla vita, dovremmo ancora una volta fare sentire la nostra voce a favore della vita nascente, non cadendo in quelle sterili polemiche da comizi pre elettorali che non fanno altro che creare nuovi scontri e schieramenti, ma pretendendo da questo stato un rispetto assoluto della legge in vigore per una reale tutela della maternità.
Dr. Matteo Crotti

09/02/2008

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