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Milano, fattore famiglia: la legge è incagliata. Niente fondi per figli e...

Milano, fattore famiglia: la legge è incagliata. Niente fondi per figli e anziani

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Saltano i provvedimenti attuativi; gli incroci con le leggi nazionali. Ecco perché restano bloccati gli incentivi per figli e anziani

L’ esordio del fattore famiglia è difficoltoso: ancora nessun provvedimento attuativo e soprattutto nuovi paletti imposti dalle leggi nazionali. Dopo il fallimento della legge varata nel 2012, la Regione riprova a fare decollare un indicatore della situazione reddituale e sociale made in Lombardia. Lo scopo è integrare l’Isee, in modo che il calcolo dei punteggi per accedere a prestazioni di welfare tenga maggiormente conto del numero dei figli, della loro età, della presenza di anziani e disabili, di donne in stato di gravidanza.

I ritardi dell’amministrazione – Nella Lombardia patria di Comunione e Liberazione attuare politiche a favore della famiglia è determinante per avere voti e governare. Aiutare chi ha più figli ad accedere alle graduatorie pubbliche e ad avere sconti nei servizi socioassistenziali è un sogno che il Pirellone insegue da anni. Il primo tentativo nel 2012, con una legge che godeva di un consenso bipartisan , non è decollato: alla sperimentazione, come emerge dai documenti ufficiali, hanno aderito solo 242 famiglie su un bacino potenziale di 400 mila abitanti. Così la norma regionale, la numero 2 del 24 febbraio 2012, è rimasta lettera morta. Cinque anni dopo il Pirellone ci ritenta, a colpi di maggioranza di centrodestra(il Pd si è astenuto, Patto Civico e M5S si sono detti contrari). Il 27 marzo viene varata una nuova legge, la numero 10, dal titolo: «Norme integrative per la valutazione della posizione economica equivalente della famiglie – Istituzione del Fattore Famiglia Lombardo». Alla giunta spettava il compito di concretizzare in sostanza le linee guida entro tre mesi. Ma al momento non c’è ancora nulla. I decreti attuativi del provvedimento non sono stati stilati né è stato creato l’Osservatorio previsto per la sua attuazione.

I paletti del governo – Nella legge di assestamento al bilancio d’inizio agosto il Pirellone ha dovuto correggere il tiro per non andare a sbattere contro le competenze statali e il famoso Isee. «Le modifiche proposte – si legge – si rendono necessarie a seguito delle osservazioni formulate dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che ha eccepito, in particolare, sulla previsione di ulteriori franchigie (esenzioni di pagamento, ndr ) e sulla definizione di una scala di equivalenza (l’indicatore che tiene conto della composizione del nucleo familiare e delle sue caratteristiche, ndr) che interferiscono con i criteri di computo dell’Isee, ritenendo che per questi aspetti non si tratti di una disciplina meramente integrativa di quella statale». Con queste modifiche resterà una legge bandiera o le famiglie saranno davvero aiutate? Il dibattito è aperto tra chi sostiene che sarà un flop e chi difende la legge.

Il calcolo dei beneficiari – Solo quando arriveranno i decreti attuativi si potrà capire la sua reale portata. Ma è già certo fin d’ora che nei prossimi tre anni la sua applicazione sarà estesa a quattro ambiti. L’indicatore made in Lombardia , come spiegato a suo tempo dal Corriere , sarà utilizzabile per l’accesso al buono scuola e al buono libri (Dote Scuola), ai progetti di inserimento lavorativo (Pil), ai contratti di locazione a canone concordato (privati che affittano da altri privati appartamenti a prezzo calmierato con contributi pubblici) e alle tariffe agevolate del trasporto pubblico. La sua entrata in vigore permetterà di ampliare il numero dei beneficiari delle quattro prestazioni di welfare, non sarà in alcun modo sostitutivo dei criteri Isee, né andrà a escludere chi già ne ha diritto. L’assessorato all’Economia di Massimo Garavaglia è ancora al lavoro per quantificare la possibile platea. Per gli interventi contenuti nel provvedimento sono previsti finanziamenti di 1,5 milioni nel 2017, tre per il 2018 e altri tre per il 2019.

Le scommesse del futuro – Con i paletti inseriti per rispettare le norme nazionali è, però, difficile che l’estensione del fattore famiglia cresca. Al momento del varo della legge, le ambizioni erano elevate: «Regione Lombardia, sempre attenta al valore della famiglia, è la prima regione in Italia ad adottare questa misura». Ora dagli annunci bisogna passare ai fatti.

Fonte: milano.corriere.it  di Simona Ravizza