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Lettera di un bambino che non sapeva di essere speciale

Lettera di un bambino che non sapeva di essere speciale

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Ciao a tutti, sono Francesco, sono un bambino felice, non so parlare e non so camminare ma so ridere, e mi piace molto farlo! Qualcuno dice che non so neanche pensare: a me non importa, a mamma e papà piaccio così! Ho tanti fratelli, e mi vogliono bene, anche se hanno modi diversi per dirmelo, ma tutti sono legati da un semplice gesto: una carezza. A me piacciono tanto le carezze, anche i bacini per carità, ma le carezze sono più belle! Spesso quando il papà o la mamma, o qualche fratello mi accarezza mi sussurra piano nell’orecchio che sono un bambino speciale, prezioso, e qualche volta mi ringraziano: ma io non capisco! Io non posso fare nulla, non posso dire nulla, come posso essere speciale? L’unica cosa che so fare è alzare un po’ una manina, una sola (l’altra poverina fa tanta fatica…) e dare qualche bacino, ma basta così poco per essere speciale? Sono tante le cose che mi piacciono, la cioccolata per esempio, il vento sulla faccia o anche fare il girotondo sul passeggino (quanto rido quando mi fanno fare il girotondo!) ma la cosa più bella è stare in braccio alla mamma, o a qualche fratellone, e stargli vicino! Io so che mi vogliono bene, anche se a volte si dimenticano un pochino di me: ma io non mi arrabbio mica! Chi sono io di speciale per meritarmi queste attenzioni speciali?

Ultimamente i miei polmoni hanno iniziato a fare i capricci, e sono stato più volte in ospedale, e in quei momenti brutti la cosa più bella era sapere di avere qualcuno vicino… non poteva fare niente per me però se la mamma il papà o qualche fratellone era lì io stavo meglio! Li vedevo un po’ tristi e volevo dirgli: “non ti preoccupare per me! Io guarirò non ti preoccupare! Ho voglia di stare ancora tanto tempo con voi, anche se non sono speciale”

Un giorno eravamo al mare, e il mio polmone ha fatto di nuovo i capricci e sono tornato in ospedale… i medici hanno provato a calmare i miei polmoni ma quelli non volevano lavorare più! Erano stufi… Io ero tanto stanco, e vedevo la mia mamma che piangeva e mi accarezzava; anche i miei fratelli mi accarezzavano, ed io ero tranquillo… Poi è successa una cosa strana! Ho iniziato a camminare! Ma non nell’ospedale! ero in un posto bellissimo, pieno di cioccolata, in mezzo alle montagne ma con il mare! E sotto di me vedevo la mia mamma piangere tantissimo e mi accorsi che non stavo più camminando ma volando con un paio di bellissime ali variopinte! Subito sono volato dalla mia mamma e ho cercato di parlarle e dirle che ero felice, in un posto bellissimo, ma lei non poteva sentirmi… allora ho allungato una manina, quella poverina che non si muoveva mai, e le ho accarezzato il suo cuore che si era rotto e tac subito il cuore iniziò ad aggiustarsi! Ma vedendo che anche il mio papà piangeva (il mio papà è tanto forte ma ogni tanto piange anche lui) subito volai da lui e gli accarezzai anche il suo cuore che aveva perso un pezzettino, e subito tac il pezzettino iniziò a riattaccarsi. Feci così con tutti i miei fratelloni, perché tutti piangevano, ma bastava una lieve carezza nei loro cuoricini rotti che tac quelli iniziavano ad aggiustarsi.

Poi alzai lo sguardo e vidi una persona che mi sorrideva: aveva un volto bellissimo ed era vestito di bianco, mandava tanta luce ma quando mi avvicinai vidi che nei piedi e nelle mani aveva delle ferite profonde… Lui mi abbracciò e disse: “vieni Fratellino”. Io pensai: un altro fratello? Ma non ne avevo già abbastanza? Poi mi ricordai che un mio fratellone mi aveva spiegato che nel cielo c’era un altro fratellone, più grande e più bello, che si chiamava Gesù. E lui continuò “i bambini speciali come te hanno un premio qui in cielo, lo sai? Diventano gli angeli del servizio speciale Riparazione Cuori Infranti” ma io risposi “ma Gesù, io non sono speciale! Non ho mai fatto niente per i miei fratelli, o per il papà, non potevo fare niente per la mamma, non sono speciale, ti sei sbagliato”. Ma lui sorrise e mi rispose: “Non è quello che fai a renderti speciale, ma è quello che sei! Hai reso felice la tua famiglia perché eri sempre sorridente, hai reso felici i tuoi fratelli perché volevi loro bene! Loro erano felici perché stavano con te!”

Continuo a non capire (io non sono speciale!) ma so questo: a me è bastata una carezza per volere bene alla mia famiglia, mi è bastata quella, e ora accarezzerò i loro cuori per sempre!

Ora devo andare, ho tanti cuori da aggiustare! Ma ricordatevi! Se vedete qualcuno che piange, provate a dargli una carezza: fidatevi, sono certo che basterà!

Franci

 

   (di Filippo Avesani)

 

Nel trigesimo del ritorno alla casa del Padre di Francesco Avesani