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Il libro: “La fantasia di Dio”, di Anna Chiara e Gianluigi De Palo

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Di recente, grazie alla mia amica Cecilia, ho potuto leggere un libricino breve ma eccezionale per profondità, ironia e spiritualità.

Il libro è “La fantasia di Dio” ed.Città Nuova ed il sottotitolo rappresenta bene il tema trattato: “ vita di famiglia: piccole rinunce e grandi ironie”.

Gli autori, Gianluigi De Palo e la moglie Anna Chiara, si raccontano attraverso messaggi teneri e cronache quotidiane, nei loro primi anni di matrimonio…

Qualcuno mi aveva parlato di questo libro tempo fa, ed io, sentita la premessa, in cuor mio  avevo storto il naso pensando: “adesso ognuno deve mette i cavoli propri in piazza, allora io co’ sei figli dovrei riscrivere guerra e pace!” giungendo alla conclusione che difficilmente  questo scritto sarebbe arrivato sul mio comodino ed invece le vie del Signore sono infinite…abbiamo invitato proprio i due coniugi per tenere un incontro in parrocchia ed ecco arrivare Cecilia a casa mia per preparare l’incontro, con la copia del libro e l’invito alla lettura…che scoperta!

Si percepisce immediatamente il perché ogni parola scritta, tocchi immediatamente cuore, testa e anima: è proprio perché i due autori parlano con sincerità e autenticità, senza preoccuparsi del giudizio altrui. Gianluigi e Anna Chiara, semplicemente, si sono fatti “strumenti di Dio” e lasciandoci entrare nella loro storia personale ci offrono lo spunto per riflettere sulla nostra, per immedesimarci, distanziarci, criticare o tentare di emularli. Così gli autori chiudono il loro racconto: “Ciò che ci preme è che non vogliamo insegnare nulla, vogliamo condividere, anche con l’ironia che contraddistingue la nostra coppia, esperienze, difficoltà, gioie e stupori della vita di fede. Non è una testimonianza esemplare: è un racconto, o meglio, una raccolta di istantanee sfocate o dettagliate…” “..il resto lo mettiamo nelle mani di quanti leggeranno, e nelle mani di Dio.”

Quanta fiducia in Dio… e all’ora mi sorge spontanea la domanda: “ ma affidare la propria vita a Dio è un atto di coraggio o una resa?La cultura che contraddistingue il nostro tempo è centrata sulla libertà, la libera scelta, l’autodeterminazione, la realizzazione personale. Uomini e donne vivono le loro esistenze pianificando ogni dettaglio, razionalmente e in linea con la mentalità comune…e allora come si concilia tanta razionalità con la fede?

Come cristiani dichiariamo di aver scelto di vivere la nostra vita in direzione del bene e ci sforziamo di farlo “bene” cioè nel migliore dei modi.
Ma siamo figli del nostro tempo e l’utopia moderna, dalla quale siamo più o meno consapevolmente condizionati, mette l’autodeterminazione al centro dell’esistenza. Il rischio che corriamo è di sentirci a troppo “centrati su noi stessi” per cercare costantemente l’amicizia con Dio ed affidare nelle sue mani ogni scelta della nostra vita .
Nella posizione dell’autodeterminazione la fede si arena, prevalgono i nostri discernimenti, i nostri desideri, le nostre esigenze. Se tutto fila bene talvolta siamo capaci di ringraziare Dio per i doni che ci circondano, con la sensazione subdola che, infondo, li meritiamo più di altri, evidentemente…ma quando inciampiamo nei momenti bui,siamo smarriti, chiediamo soluzioni immediate, risposte chiare ad un Dio che non conosciamo abbastanza.
Affidarsi a Dio con cuore aperto e sincero è dunque arrendersi? sottrarsi alle proprie responsabilità, mostrarsi vigliacchi e rinunciare all’azione?
O invece è il valore più importante per la nostra esistenza? Attingere a Lui quando siamo in debito di energia vitale e spirituale, quando ci sentiamo vulnerabili, è questa la soluzione? la fede e la speranza nella Sua Provvidenza conducono i nostri passi anche se siamo al buio o devono guidarli costantemente?
Mi è capitato di percepire nei momenti più forti del mio cammino la Sua presenza concreta, determinante, sicura; eppure passata l’emergenza, l’orgoglio tende a cancellare i Sui segni sul mio sentiero, e rischio ogni volta di ricominciare dal dubbio e di alimentarlo sempre più.
Questa titubanza nel fidarci completamente di Dio apre un’altra breccia nella nostra vita spirituale: siamo capaci di riconoscere il bene che riceviamo e che facciamo, ma siamo altrettanto capaci di leggere il male che lavora nelle nostre anime?
Nell’esame di coscienza andiamo a cercare azioni gravi, devastanti e se non ci sono, ci sentiamo a posto, sulla strada dei giusti.
Ma quando siamo in crisi nelle piccole e grandi difficoltà quotidiane, rinunciare alla luce con cui Dio illumina ogni istante, ci espone ad una grande tentazione: richiuderci in noi stessi, cedere alla solitudine, all’isolamento, al senso di fallimento: questi sono gli strumenti con cui il male lavora nella nostra vita.

Le conseguenze di questa tentazione sono l’angoscia, la tristezza, la rabbia, il senso di colpa, oppure finisco per incolpare il mondo circostante che è causa della mia infelicità, non mi comprende o mi ignora.
I pensieri negativi e le azioni che derivano da questo stato hanno anche ulteriori effetti del male, su chi ci vive accanto, innescando una catena di pensieri e azioni negative anche nelle persone a noi care.
L’unica soluzione è fare in modo che Dio sia quotidianamente il nostro compagno di viaggio, riconoscendo che siamo suoi indispensabili strumenti, liberi di dire si ad ogni sua “annunciazione”; consapevoli che la tentazione di scordarLo viaggerà accanto a noi, insidia ai nostri passi.
Anche vivendo con semplicità e onestà, siamo concentrati, nel nostro piccolo, sul successo della nostra vita terrena…ma siamo altrettanto capaci di preoccuparci costantemente della salvezza della nostra Anima e di quelle dei nostri cari?

Gianluigi e Anna Chiara ci hanno regalato, umilmente, la testimonianza di come sia possibile vivere il matrimonio, mettendo al centro del cuore e del focolare Dio ed io li ringrazio per questo e per la valanga di riflessioni che “La fantasia di Dio” mi ha provocato e che ho voluto condividere con voi.

Francesca Casamassima Pennati