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Family in Trentino, cosa prevede il disciplinare per i comuni

Family in Trentino, cosa prevede il disciplinare per i comuni

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Orari di lavoro flessibili, part-time, congedi familiari e telelavoro per i propri dipendenti. E, nel contempo, uffici aperti al pubblico anche al pomeriggio, perché al mattino la gente lavora e non sempre può staccarsi per recarsi al palazzo civico.  Un piano di interventi in materia di politiche familiari da approvare ogni anno. Consulte delle famiglie e assemblee cittadine per raccogliere bisogni e aspettative. Incontri con associazioni familiari, questionari, cassette per reclami per la costante verifica del gradimento delle iniziative assunte. Il disciplinare per i comuni che intendono ricevere o hanno già ricevuto il marchio family in Trentino è un documento articolato in 47 punti.

Ai comuni amici della famiglia è chiesta una particolare attenzione nella scelta dei fornitori: di premiare, cioè, quei candidati  che dimostrino attenzione verso le politiche familiari.
E poi i servizi: nidi comunali, privati, familiari Tagesmutter, servizi educativi per bambini dai tre mesi ai quattordici anni di vita gestiti da personale qualificato: le famiglie possono avvalersene contribuendo una cifra calcolata su base Ice (il nostro Isee) e utilizzando la misura dei buoni servizio europei, dati alle strutture accreditate per abbattere i costi di cui devono farsi carico le coppie con figli. Scuole materne estive, colonie estive ed invernali, doposcuola e attività di sostegno ai compiti. Centri di aggregazione, centri sociali, sale prove per gruppi musicali. Impianti sportivi. Incontri di formazione per educare i giovani a vivere un’esperienza di volontariato. Ed educare tutti a non cadere nella rete del gioco di azzardo patologico. Iniziative per la prevenzione della violenza sulle donne. Laboratori per insegnare l’uso corretto delle tecnologie informatiche. Cura della relazione di coppia. Sostegno alla genitorialità. Iniziative per l’integrazione delle famiglie straniere. Spesa a domicilio per la popolazione anziana.
E poi politiche tariffarie e interventi economici per favorire l’accesso delle famiglie – specie quelle più numerose – a musei, teatri, cinema, piscine, impianti sportivi. Riduzioni tariffarie su rifiuti o acqua. Contributi per l’utilizzo dei pannolini lavabili. Family card, convenzioni con i supermercati, con aziende di trasporto, ristoranti ed esercizi ricettivi. Parchi gioco attrezzati e in sicurezza. Parcheggi riservati a famiglie con bambini. Spazi pubblici dove la mamma può tranquillamente allattare il bambino, servizi igienici dotati di fasciatoi.
Un comune amico della famiglia è chiamato a redigere piani urbanistici attenti alla fame di relazione delle famiglie. E a comunicare tutto ciò che si fa per le famiglie: attraverso appositi sportelli famiglia, siti web aggiornati o dossier sulle politiche familiari attivate nel comune, a disposizione dei residenti ma anche delle famiglie ospiti.
47 obiettivi. Molti obbligatori – specie per le comunità che hanno almeno 5mila abitanti – altri facoltativi. Anno dopo anno il comune amico della famiglia è chiamato a vedersi allo specchio, a capire cioè quali degli obiettivi sono stati del tutto o parzialmente centrati e quali invece non lo sono ancora.

A questo modello culturale guardano con interesse anche altri comuni d’Italia. Ieri, a Palazzo Geremia, hanno portato la loro testimonianza, ad esempio, Edi Cicchi assessore nel comune di Perugia e responsabile della commissione welfare dell’associazione dei comuni (Anci). Debora Nicoletto sindaca del comune di Feltre, nel bellunese, Biagio Martella primo cittadino del comune di Corsano, in provincia di Lecce, la sindaca Cinzia Locatelli che ha parlato a nome dei comuni della Presolana, nella bergamasca.   

Andrea Bernardini