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Famiglia, progetti e interventi subito

Famiglia, progetti e interventi subito

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Il fatto. De Palo (Forum): da noi proposte responsabili ma vogliamo risposte nella legge di stabilità. E il mondo cattolico è già mobilitato

«Aiuti immediati ai nuclei numerosi, poi la riforma»

Associazioni e movimenti al governo: «La Conferenza di Roma di fine settembre sarà un’opportunità solo se ci saranno ricadute concrete nella prossima manovra». Pronto un panel di proposte con diversi impatti finanziari. L’obiettivo è il fattore-famiglia a pieno regime entro cinque anni, il primo passo è sottrarre dalla morsa della povertà chi ha dai tre figli in su. Tra le priorità prevenzione degli aborti, educazione, servizi all’infanzia,ius culturae e conciliazione casa-lavoro. Il sociologo Prandini: basta bonus, servono investimenti di lungo periodo.

 

Famiglia, il pressing delle associazioni

«In manovra intervento urgente per nuclei numerosi, poi il ‘fattore’ in 5 anni»

Al bando gli atteggiamenti tipici di chi «rivendica» qualcosa dalla politica. Al bando pure la tentazione di trasformare la prossima Conferenza sulla famiglia (Roma, 28-29 settembre) «in un ring dove dare e prendere pugni». Piuttosto, ora che il governo ha confermato l’appuntamento, serve una piattaforma «seria e responsabile», un «percorso » che «in una prima fase dia ossigeno ai nuclei numerosi» e «nel giro di cinque anni introduca il fattore- famiglia nel sistema fiscale italiano ». C’è consapevolezza nelle parole di Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari. Consapevolezza che questo non è il tempo di sogni e proclami senza sbocchi. Consapevolezza che l’enorme ritardo del Paese sulle politiche familiari deve vedersela con il problema generale dei conti pubblici. Consapevolezza, allo stesso tempo, che un ennesimo rinvio alle calende greche di misure urgenti e necessarie potrebbe rappresentare un nuovo colpo di gelo sul già rigidissimo inverno demografico. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se il mondo cattolico vede la Conferenza di Roma strettamente legata al varo della prossima legge di bilancio. Senza dimenticare che i tavoli di lavoro sono sei e oltre al fisco ci sono anche temi cruciali come quello educativo. «Ben venga che i partiti e i leader mettano la famiglia nei programmi per la campagna elettorale della prossima primavera, ma a noi interessa di più cosa Gentiloni e Padoan riescono a mettere nella manovra 2018», prosegue De Palo. La novità più grossa è che l’arcipelago di associazioni e movimenti d’ispirazione cristiana ha re-imparato a far di conto e si presenta alla Conferenza con numeri e proposte che mettono il governo di fronte alla responsabilità di decidere: 16 miliardi, il costo del fattore-famiglia a regime; 4 miliardi, se lo si introduce in una prima fase per le famiglie numerose; 2 miliardi, se si raddoppia il fondo anti-povertà per il Reddito d’inclusione; un miliardo appena, se si decidesse anche solo di raddoppiare gli assegni familiari ai nuclei che hanno dai 4 figli in su. Un panel di possibilità articolate in simulazioni economiche che potrebbero facilmente integrarsi con proposte di legge depositate da tempo alle Camere.

«Dato il contesto, partiamo dalle situazioni di maggiore vulnerabilità », conferma Roberto Rossini, presidente delle Acli. E il riferimento è ai nuclei «con più di tre figli » che sono «a fortissimo rischio povertà ». La via veloce che Rossini vede è «rafforzare economicamente » il Reddito d’inclusione, lo strumento messo a punto dall’Alleanza contro la povertà e adotta- to dal governo con una legge delega. Per rafforzamento, le Acli intendono almeno un raddoppio delle risorse, dagli 1,7 miliardi ora disponibili a 3,4. Rossini si aspetta inoltre che la Conferenza segni un rilancio dello ius culturae,«perché è una legge che riguarda le tutele e i diritti dei bambini». «E poi – conclude il presidente delle Acli – c’è il grande tema dell’omogeneità dei welfare locali, ovvero fare in modo che le risorse e i livelli di assistenza per le famiglie in difficoltà siano simili da Nord a Sud». La sensazione generale è che siamo di fronte a un bivio, quando si parla di famiglia. Perciò, riprende Matteo Truffelli, presidente dell’Azione cattolica italiana«occorre che la Conferenza non diventi una passerella, ma che porti ad assumere impegni concreti». Anche per l’Ac, lo sguardo è rivolto alla manovra 2018. «È importante il disegno generale – prosegue Truffelli –, ma è anche importante che si veda subito un’inversione di tendenza, perché le famiglie hanno innanzitutto bisogno di fiducia, hanno bisogno di capire che l’intero sistema-Paese è dalla loro parte dopo che hanno retto sulle loro spalle quasi l’intero peso della crisi». A prepararsi alla Conferenza, quindi, non ci sono solo le associazioni cattoliche ‘specializzate’ in questioni fiscali, ma anche quelle che stanno nelle parrocchie, fanno pastorale e curano percorsi spirituali. «In tanti modi occorre oggi aiutare la famiglia a ‘vincere’ i mali che la assediano – è la premessa di Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello spirito –. Il Paese reale è molto più piagato e sfiduciato di quanto si racconti. Chi salva la famiglia, salva una Nazione. Se la politica terrà per mano la famiglia, la famiglia rialzerà lo Stato ». Una famiglia, prosegue Martinez, «protagonista di soggettività economica e relazionale», intorno alla quale «sperimentare nuove forme di welfare fondate sul principio di ‘sussidiarietà comunitaria e circolare’, come attestano alcuni Paesi europei e americani che ne hanno compreso il vantaggio politico ed economico».

Allo stesso modo, è pronto a dare un contributo chi cura il disagio sociale. «Tre anni fa – ricorda Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII–, abbiamo lanciato una proposta forte: dare uno stipendio alle mamme fino al terzo anno di vita del bambino, consapevoli che mettere al mondo ed educare i figli è un lavoro di grande valore ed utilità sociale. Ci sono studi che quantificano questo lavoro in 3mila euro al mese, noi crediamo che 800 euro sarebbero sufficienti per ridare impulso alle nascite e anche all’economia». Per la comunità fondata da don Benzi un pilastro essenziale è una vera politica preventiva degli aborti con «il sostegno alle mamme e famiglie in difficoltà e anche il parto in anonimato, con possibilità che il bambino venga dato in adozione». È un’unione forte, quindi, tra realtà che nella Chiesa hanno scopi e fini diversi. «La Conferenza – riprende il filo del discorso don Edoardo Algeri, presidente della Confederazione dei Consultori familiari di ispirazione cristiana riaccende una speranza per numerose famiglie che da tempo svolgono silenziosamente la funzione di ammortizzatore sociale, la gamba nascosta che fa camminare l’Italia». Le priorità sono «equità fiscale», «forme flessibili e differenziate di conciliazione tra cure familiari e lavoro», «servizi di sostegno al compito educativo dei genitori». Con un’attenzione, però, «a separare le politiche di contrasto alla povertà dalle politiche familiari vere e proprie», al fine di dare alla famiglia una dignità che non sia solo economica.

Alla Conferenza ci sarà poi chi arriverà con i faldoni delle simulazioni di costi e ritorni delle misure pro-famiglia. Giuseppe e Raffaella Butturini, presidenti nazionali delle Famiglie numerose, hanno coniato uno slogan: «Poca spesa e tanta resa». L’associazione si rivolge direttamente al premier Paolo Gentiloni: «Bene la Conferenza, ma noi ricordiamo che fine hanno fatto le promesse di 7 anni fa a Milano e quelle contenute nel ‘Piano nazionale della famiglia’ del 2012. Ci brucia la delusione per i ddl giacenti alle Camere, come quello a noi caro di Mario Sberna». E quindi, a fronte del «non ci sono risorse sottolineato dal ministro Padoan », lo sbocco concreto deve essere la manovra. «Non basta essere ragionieri, bisogna essere anche tesorieri, capaci di vedere il tesoro di una società». Le famiglie numerose hanno una proposta concreta: «Se ora non si potesse iniziare dai nuclei con tre figli, iniziamo con quelli dai quattro figli in su. Sono 128.436, raddoppiare gli assegni familiari costerebbe appena 700 milioni ». In qualche modo, questo potrebbe essere considerato l’intervento minimo. Mentre il progetto di medio termine potrebbe essere o il fattore-famiglia o il ddl-Lepri «revisionato». L’intervento sistemico per eccellenza, perché agisce sull’Irpef, è appunto il fattore-famiglia, un’estensione della no-tax area in base ai carichi presenti nei nuclei che premia tutti e mette automaticamente al riparo dal rischio di povertà le famiglie numerose. Chi l’ha ideato, Roberto Bolzonaro, è il presidente nazionale dell’Associazione delle famiglie (Afi): «Il tasso di natalità è il più basso al mondo, il tasso di povertà ha raggiunto livelli inaccettabili e la politica dorme come un tasso – è la sua provocazione –. La laicissima Francia ha il quoziente familiare, il modello per l’Italia c’è ed è il fattore-famiglia. Ha valenza universale, altro che bonus e ‘premio riproduzione’. Basta con il bla bla bla, si inizi subito con la manovra». Anche con un primo stanziamento, in un’ottica progressiva. Si può fare. «Se il governo e Gentiloni hanno a cuore il bene e il futuro di questo Paese – chiude l’ampio cerchio Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori– non c’è dubbio che è la famiglia la vera chiave di volta. Troppi decenni di colpevoli silenzi, ora bisogna recuperare in fretta il terreno perso. Basta proclami e interventi-spot». E il test per verificare la serietà di esecutivo e Parlamento è, manco a dirlo, «la legge di stabilità». È alla manovra che il mondo cattolico si sta preparando, non alle elezioni.

 

Verso la Conferenza di Roma

De Palo (Forum): da noi proposte responsabili ma vogliamo risposte nella legge di stabilità, non in campagna elettorale. L’unità del mondo cattolico: la priorità sono i figli

 

«Basta una tantum, ora servono certezze»

Il sociologo Prandini: le politiche familiari sono investimenti, non costi per lo Stato

Dopo l’annuncio della sottosegretaria Maria Elena Boschi, il Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio sulla famiglia, l’organo incaricato di preparare tesi e documenti per l’Assemblea nazionale della famiglia, attende che il governo formalizzi la data di fine settembre. I lavori di preparazione del materiale sono già conclusi. «Ci siamo riuniti alla metà di luglio in una seduta convocata da tempo e tenuta in assenza del ministro Costa, che si era appena dimesso. Ma i nostri documenti sono pronti», racconta Riccardo Prandini, sociologo dell’Università di Bologna, esperto di welfare e politiche familiari e uno dei membri del Comitato presieduto dal giudice Simonetta Matone.

Professore, perché è così importante l’Assemblea nazionale?

Perché da troppi anni la famiglia è rimasta fuori dal raggio di attenzione dei governi. Tutti quelli con cui parliamo, associazioni e parti sociali, convengono sul fatto che c’è necessità e urgenza di intervenire sulle politiche familiari. L’Assemblea si è riunita l’ultima volta nel 2012, e dovrebbe essere biennale. I piani presentati sono rimasti chiusi nei cassetti mentre la situazione è andata via via peggiorando. Basti pensare all’aggravarsi del declino demografico e delle situazioni di povertà familiari, più pesanti soprattutto nei nuclei numerosi.

Quali sono le tesi che emergono dal vostro lavoro?

Una sintesi più completa tocca alla nostra presidente Matone. Io intanto voglio sottolineare alcuni punti condivisi dai diversi gruppi di lavoro. Il primo è che d’ora in avanti bisogna pensare alla politiche familiari come politiche di investimento per il Paese e non come costi. Ogni spesa deve essere vista come un investimento per il futuro, una sfida propositiva della quale poi dovranno essere misurati gli effetti, il ritorno nel tempo, come si fa per gli investimenti economici.

Questo implica progetti di ampio respiro.

Infatti un altro punto decisivo è che devono finire gli interventi una tantum, i bonus, che non danno certezze nel tempo. Bisogna intervenire su un orizzonte temporale che consenta appunto di misurare gli effetti delle nostre scelte. E alla famiglie bisogna dare sicurezza, con investimenti sul medio e lungo periodo.Qualunque misura o stanziamento dev’essere varata con un orizzonte di almeno 3-5 anni

Sul fisco qual è la linea di intervento?

Ai diversi livelli di imposizione la famiglia deve essere considerata sempre più come un nucleo e non una somma di individui, introducendo quello che le associazioni chiamano Fattore famiglia. La vecchia proposta del quoziente familiare alla francese non è riuscita a passare perché si scontrava contro il principio generale della nostra tassazione che è su base individuale. Il fattore famiglia rimodula l’imposizione in base ai carichi familiari, cioè al numero dei componenti e alla loro posizione nella famiglia.

Il gruppo di lavoro da lei diretto si è occupato in particolare delle politiche di welfare. Quali sono le priorità?

Innanzitutto c’è una convergenza sul fatto che sui territori le politiche sono state messe in difficoltà dai tagli di risorse e bisogna rimettere in sesto i servizi. Così come avviene nella Sanità, vanno fissati dei livelli essenziali di assistenza anche in campo sociale e socio- sanitario, da assicurare in tutto il Paese. Poi c’è la conciliazione tra i tempi di vita e lavoro, che occorre in tutti i modi favorire attraverso la contrattazione e con una revisione del sistema dei congedi. Infine sono da rivedere i servizi alla prima infanzia anche con un’unificazione tra asili nidi e scuole materne, che vanno aggancianti al sistema scolastico. Dobbiamo sempre tenere presente che l’istruzione è l’unico investimento capace di far uscire dalle situazioni di povertà.

 

Fonte: avvenire.it