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Crotone perderà il primato nazionale di provincia a favore della vita

Crotone perderà il primato nazionale di provincia a favore della vita

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Verrà riattivato dal 2018 il servizio di interruzione di gravidanza in ospedale. Crotone ha bisogno di mettere al mondo i suoi figli non di ucciderli nel ventre.
Già molti nostri figli muoiono per cause tumorali, ed in molte famiglie il dolore per la scomparsa del figlio per questa causa è un dramma indelebile. Di fronte a queste situazioni, a questi fatti concreti di vita, in una città già martoriata ed afflitta da migliaia di problemi e mancanze, è orrendo pensare di rispondere ed infondere il pensiero “scegliere la morte che la vita”, attrezzando l’ospedale di Crotone San Giovanni di Dio di camere per l’attuazione dell’interruzione volontaria della gravidanza.
Il 22 maggio 1978 veniva promulgata la legge n. 194, «Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza»; uno degli articoli della legge n. 194 del 1978 prevede che ogni anno il Ministero della salute presenti una relazione sull’attuazione della legge: andamento del fenomeno, caratteristiche delle donne che fanno ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, modalità di svolgimento e perfino un monitoraggio ad hoc su interruzione volontaria di gravidanza e obiezione di coscienza; nella relazione presentata il 15 ottobre 2014 si sottolinea più volte la riduzione del numero di interruzione volontaria di gravidanza, che ha subito un decremento del 4,2 per cento rispetto al 2012; un decremento del 13,1 per cento in Calabria nell’anno 2015.
Alla luce di ciò, oggi promuovere la cultura della morte a che giova? Si risponda ad essa invece con programmi di sostegno della maternità, di tutela della maternità, di tutela della vita.
La risposta dell’aborto non sia la soluzione alla crisi socio-economica di giovani madri, infliggendo cosi ulteriori ferite nell’anima della persona umana in tutta la sua pienezza. Perché la persona umana soffre, ha un anima, ha emozioni e queste emozioni segnano la persona per tutta la vita, sia chi esercita l’aborto sia chi lo riceve. A tal riguardo ci insegna l’esperienza della storia del Dottore Bernard Nathanson, scomparso nel 2011 all’età di 85 anni, medico ginecologo americano, campione dell’aborto che si era vantato nel corso della sua carriera di aver interrotto 75000 gravidanze. Un ateo professo e alfiere della rivoluzione sessuale si rese conto dell’umanità del feto e nel suo libro The Hand of God ed in un suo celebre documentario l’urlo silenzioso, mostra l’aborto in tutta la sua mostruosità al mondo intero. Grazie alla scoperta e l’utilizzo delle immagini ultrasoniche negli anni settanta, Nathanson assiste ad un aborto visto però tramite queste immagini, visto, cioè, quasi dalla parte del bambino. La visione lo cambia per sempre. Il dottore pro-aborto, è folgorato e diventa il più grande attivista pro-life. Il suo libro Aborting America è un testo imprescindibile nella storia della cultura della vita, il suo documentario uno strumento preziosissimo, poiché mostra fisicamente quello che Nathanson arriva a chiamare «il più grande olocausto della storia».
Oggi nel 2017 vale la pena mettere al mondo dei figli, perché molti nostri giovani hanno il desiderio nel loro cuore di mettere su famiglia, e avere dei figli e crescerli in questa nostra terra; è questa la sfida a cui oggi noi tutta la società civile, associazioni, movimenti, imprese, banche, e politica siamo chiamati a cogliere: riaccendere quella speranza e il desiderio che spinge il cuore dell’uomo a coltivare il bene passo dopo passo a creare un mondo migliore; riprogrammare l’attività produttiva del paese, per ridare dignità alle tante persone inoccupate, disoccupate, dimenticate, ai padri e alle madri di famiglia senza lavoro, ai giovani che possano mettere radici qui nella terra di Crotone senza abbandonare famiglia e affetti.
Questa è la vera libertà che ogni uomo cerca, la propria dignità di esprimere e poter condividere e realizzare il sogno di vivere una vita decorosa in un mondo che troppo spesso chiude le porte.
La legge 194/78 sarà forse sì una conquista della società liberale, ma segna la sconfitta morale per la generazione futura, perché ogni morte è moralmente inaccettabile.

di Pasquale Mungari,
Coordinatore  Provincia di Crotone