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Comunicato n° 2

Comunicato n° 2

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COMUNICATO n° 2

COMUNICATO n° 2

 

 

                                  
ASSOCIAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE NUMEROSE

 

Q.re La Famiglia Via XXI^, 1 – 25126 Brescia (BS)

 

Tel. 030317122 cell. 3291751927

 

 

Perché un’Associazione di famiglie numerose

 

L’art. 31 della Costituzione recita testualmente: "la
Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione
della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo
alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo
gli istituti necessari a tale scopo". Sentiamo, sulla nostra pelle, che
davvero è così? Certamente no; chi allora deve muoversi affinché il dettato
costituzionale si tramuti in leggi concrete? Crediamo che oggi spetti a noi,
alle famiglie. Per questo è nata l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose,
perché l’enunciato costituzionale diventi realtà. Siamo consci di avere
problemi, anche economici ma non solo, a gestire il quotidiano di una famiglia
che ha desiderato aprirsi alla vita: abbiamo figli naturali, adottivi e
affidati, con quel che comporta una scelta di questo tipo. Ci affidiamo ad
amici, familiari, colleghi, per consigli e aiuti ma spesso notiamo che lo
sguardo attraverso il quale gli altri colgono i nostri problemi, non è
illuminato dalla consapevolezza tipica di chi questi problemi li vive in prima
persona, ogni santo giorno. Noi siamo quelli che non hanno la Cinquecento,
perché non ci staremmo tutti; siamo quelli che si specializzano nel riciclaggio
dei vestiti e delle scarpe, siamo quelli che devono moltiplicare seggiolini per
auto, letti a castello, tricicli e biciclette, tasse scolastiche, libri,
quaderni e astucci con colle, gomme, matite e biro a tonnellate, iscrizioni ai
Grest e alle attività sportive dell’Oratorio, regali di Natale e compleanni;
noi siamo quelli che non vengono invitati spesso a cena dagli amici, perché in
casa degli amici tutti non ci staremmo; siamo quelli che lo spazio in casa non
basta mai; siamo quelli che la congiuntivite e l’influenza  ce la passiamo l’un l’altro e dura due
mesi; siamo i migliori clienti delle farmacie e dei pediatri ma anche della
Tassa sui rifiuti urbani e dell’ICI perché abbiamo la casa grande e siamo in
troppi a sporcare; siamo quelli che arrivano a sera distrutti per stare dietro
ai compiti di scuola di tutti i nostri bimbi. Eppure, nonostante tutte le
difficoltà, la gioia che proviamo nel guardare i nostri bimbi dormire sereni la
sera è impagabile. Così come sono impagabili i momenti di allegria, di
dolcezza, di letizia, di festa, di consolazione, di conforto, di dialogo, di
racconto che quotidianamente colorano la nostra famiglia. No, non c’è da
annoiarsi nelle nostre case, davvero, anche se le difficoltà, inutile
nasconderlo, sono pane quotidiano.

 

Tra queste nostre famiglie, così variegate eppure così simili, è
emersa forte l’esigenza di conoscersi, raccontarsi, scambiarsi idee,
riflessioni; la disponibilità a mettere la propria professionalità a
disposizione delle altre famiglie, l’esigenza di creare Gruppi di acquisto
solidali, Banche del tempo, Mercatino dell’usato; la necessità dello scambio di
informazioni su quanto fanno le Amministrazioni pubbliche a favore delle
famiglie numerose, in altre regioni, in altre provincie, in altri comuni,
affinché il maggior numero di famiglie possibile possa accedere al più presto a
condizioni di vita più dignitose; la volontà di avanzare proposte per rivedere
alcune tariffe come quelle delle utenze domestiche (luce/acqua/gas/tassa
sporco) o di alcuni servizi (abbonamenti autobus/mense scolastiche/gite e viaggi
di istruzione/libri e iscrizioni scolastiche) che sembrano fatte apposta per
punirci di aver donato all’Italia splendidi bambini, i nostri.

 

Infine, abbiamo sentito forte l’esigenza di far nascere una
famiglia di famiglie, nella quale, come in ogni famiglia, ognuno ha un ruolo e
lo svolge con amore, pazienza, disponibilità, solidarietà a favore degli altri.

 

 

I numeri delle famiglie

 

Secondo l’Istat nel 2002 le famiglie italiane erano 22.103.000,
circa due milioni in più rispetto al censimento del 1991. Le famiglie con
almeno cinque componenti sono circa il 7% del totale mentre quelle con almeno 6
componenti sono l’1,4%, cioè 309.000. Nel 1991 eravamo più del doppio, 676.000
famiglie che corrispondevano al 3,5%. Un calo decisamente significativo. Peraltro
in Italia i componenti medi della famiglia sono 2,6 persone. E’ il dato più
basso nell’ultimo secolo. Nel 1991 la media era di 2,8 componenti, nel 1981 di
3, nel 1961 di 3,6.

 

La presenza delle famiglie numerose è maggiore nell’Italia
meridionale, dove 12 famiglie su 100 hanno almeno cinque componenti; al Nord
sono solo il 4,6%. Nei piccoli comuni le famiglie numerose sono circa l’8% nei
grandi centri urbani solo il 5%.

 

 

Perché una famiglia numerosa

 

Siamo consapevoli che la famiglia è il luogo primo di accoglienza
della vita, di educazione, di solidarietà e di ospitalità; è quindi la cellula
fondante della società. Per questo una Nazione che vuole favorire la libertà,
la maturità e la qualità di vita dei suoi cittadini deve aiutare e promuovere
la formazione e la vita delle famiglie. Il nucleo familiare possiede vincoli
vitali e organici con la società, perché ne costituisce il fondamento e
l’alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita. Dalla
famiglia nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di
quelle virtù sociali, che sono l’anima della vita e dello sviluppo della
società stessa.

 

Così in forza della sua natura e vocazione, lungi dal rinchiudersi
in se stessa, la famiglia si apre alle altre famiglie e alla società, assumendo
il suo compito sociale, che – per sommi capi – è questo:

 

Ø       Rigenera la società. La
decisione di mettere al mondo figli è si un fatto privato, ma che, tuttavia,
produce conseguenze positive sull’intera collettività. Eppure la mentalità
ancora dominante è tale che mentre i costi della procreazione vengono addossati
alla famiglia, i benefici di quella decisione vanno a vantaggio di tutta la
società.

 

Ø       Integra e ridistribuisce i
redditi da lavoro. E’ a tutti nota la capacità della famiglia di riequilibrare
la distribuzione personale del reddito, la quale diventa più egualitaria quando
si passa dalla distribuzione personale a familiare. In questo senso la famiglia
si configura come un potente ammortizzatore sociale.

 

Ø       Sostiene e tutela i soggetti
più deboli, dai bambini in età prescolare agli anziani non autosufficienti,
dalla cura dei disabili all’assistenza dei malati.

 

 

 

La nostra presenza di famiglia numerosa nel mondo attuale è una
testimonianza di fede, di coraggio, di ottimismo; per chi crede, è un atto di
fiducia vissuta e totale nella Provvidenza Divina, e una celebrazione eloquente
dei valori più alti e santi della famiglia; è una attestazione di retta
coscienza morale, in una società e in un particolare momento che presentano
talora sintomi preoccupanti di egoismo, di indifferenza, di edonismo gretto e
spesso conformista a decadente costume.

 

 

 

L’Associazione nasce allora per restituire alla famiglia la
consapevolezza dei propri diritti, per aiutarla a difenderli ed a
riappropriarsi delle proprie funzioni, per rivendicare il pieno riconoscimento
della sua soggettività sociale. Per questo si pone accanto ai genitori nella
loro opera quotidiana come aiuto nell’affrontare piccoli e grandi problemi di
ogni giorno.

 

Cercheremo di essere particolarmente attivi sul piano legislativo,
promuovendo una legislazione locale per la famiglia ed intervenendo per
sostenere le esigenze della famiglia nel corso della formazione delle leggi
nazionali, regionali e provinciali che in qualsiasi modo interessino la
famiglia.

 

Come associazione vogliamo dunque offrire la disponibilità per uno
sportello informativo sulle leggi per la famiglia, operanti a livello
nazionale, regionale e provinciale.

 

A questo scopo, e a titolo puramente esemplificativo, stiamo
preparando il materiale occorrente:

 

·        Una carta dei servizi
alla famiglia, che raccolga in modo sintetico tutte le misure attualmente in
essere dal livello nazionale a quello comunale;

 

·        Una raccolta delle
leggi, delibere e regolamenti sugli interventi in argomento;

 

·        Una raccolta della
modulistica necessaria per l’espletamento delle varie pratiche.

 

 

L’Italia e la famiglia numerosa

 

Purtroppo il nostro Paese, culla del cattolicesimo, è anche il
Paese europeo che più penalizza le esigenze della famiglia. Assegni familiari
irrisori, detrazioni fiscali ridicole, mancanza di una seria politica per la
casa, intere riforme sociali in cui la famiglia non è neppure nominata.
Crediamo sia davvero arrivato il momento di creare le condizioni più adeguate
perché le famiglie possano formarsi, compiere scelte libere riguardo al numero
di figli, la loro educazione, il loro lavoro senza essere continuamente punite
per aver messo al mondo quegli stessi figli.

 

 

 

Anzitutto va detto che l’Italia investe poco sulle politiche
familiari: solo lo 0,9% del PIL mentre tutti gli altri Stati dell’Unione
Europea spendono di più. Portogallo e Paesi Bassi l,2%; Irlanda 1,9%; Grecia
2,1%; Regno Unito 2,4%; Belgio 2,6%; Austria 2,9%; Francia e Germania, i Paesi
più virtuosi in questo senso, i Paesi nei quali cioè ci converrebbe vivere,
addirittura il 3%. L’Italia è vergognosamente all’ultimo posto dunque, ben
lontana (anche raddoppiando l’attuale investimento) dalla media UE che è del
2,3%. Il fatto che il nostro Paese abbia il più basso tasso di fecondità in
Europa (1,2 figli per donna) si può ben spiegare anche con la scarsità dei
sostegni economici. Studi recenti, affermano che l’arrivo del primo figlio
comporta una diminuzione del reddito nella coppia tra il 18% e il 45% ed una
spesa aggiuntiva mensile che va dai 500 agli 800 euro, spesso per sopperire la
carenza dei servizi pubblici per la prima infanzia. Per esempio, è un fatto che
la percentuale di domande d’iscrizione agli asili nido, pubblici e privati
rimaste inaccolte è veramente elevata, con il 32% dei bimbi in lista d’attesa.
Anche in Inghilterra lo Stato è, sotto questo aspetto, abbastanza avaro con la
prima infanzia: basti dire che il Ministero della Pubblica Istruzione accetta
le iscrizioni alla scuola materna solo dal quarto anno di età. Questo significa
che, per genitori che lavorano, i primi quattro anni di vita dei loro cuccioli
possono essere proibitivi: un asilo privato chiede in media 1.500 euro al mese,
cifra identica a quella chiesta da una bambinaia. Ma in Inghilterra almeno il
governo garantisce alle mamme circa 200 euro al mese, che coprono almeno la
spesa per i pannolini. Lo stato britannico è più generoso con le ragazze madri,
le mamme di bambini handicappati e le mamme disoccupate. Una madre di due bimbi
disoccupata riceve, per esempio, un alloggio e un contributo mensile di 800
euro, cifra peraltro insufficiente per vivere in città come Londra, dove il
costo della vita è decisamente alto.

 

In Spagna invece ogni bimbo sotto i tre anni riceve un assegno
mensile dal governo di 100 euro se la madre è lavoratrice: non ci paghi la
baby-sitter ma è sempre meglio dell’assurda, iniqua e irrazionale una-tantum di
mille euro del nostro ministro Maroni. Inoltre ci sono importanti sgravi
fiscali per i figli al di sotto dei tre anni, per le famiglie numerose, per la
cura dei disabili e per l’acquisto di libri e materiale scolastico, utilizzando
un parametro completamente diverso dal nostro ISEE e più rispondente alla
realtà oggettiva della famiglia.

 

Le donne incinte francesi invece, lavoratrici o meno, ricevono 160
euro a partire dal terzo mese di gravidanza. Se si tratta del secondo figlio,
l’assegno continua sino al terzo anno di età. Se la neomamma decide di smettere
di lavorare, percepisce un’indennità che arriva sino ai 500 euro mensili: qui
Maroni viene addirittura ridicolizzato. Per le mamme che continuano a lavorare
lo Stato mette inoltre a disposizione una baby-sitter convenzionata a prezzo
fisso (34 euro al giorno) i cui contributi previdenziali sono a carico della
collettività.

 

Ma è in Germania che osserviamo il più alto interesse dello Stato
nei confronti delle famiglie numerose: l’assegno familiare mensile è pari a 154
euro per ogni figlio, ogni figlio permette una esenzione fiscale pari a 3.648
euro, fino al compimento della maggiore età le spese di educazione dei figli
sono tutte detratte dalla dichiarazione dei redditi. A ciò ci aggiunge una ulteriore
esenzione, fino a 1.500 euro per figlio e fino ai 14 anni, per costi di asilo o
bambinaia. Grazie alla sensibilità del governo, anche alcune imprese private
vengono educate ai problemi delle famiglie numerose: per esempio, una primaria
casa automobilistica concede mille euro di sconto dal listino per ogni figlio;
una primaria rete di ipermercati assicura invece uno sconto percentuale sullo
scontrino finale degli acquisti.

 

 

 

Una politica per la famiglia: alcune proposte

 

Promozione attiva della natalità e tutela della maternità: poiché
mettere al mondo un figlio comporta notevoli conseguenze anche sotto il profilo
economico, è prioritario ed irrinunciabile attuare interventi integrativi di
promozione e sostegno alla maternità, sia prima che dopo la nascita, con
particolare riguardo alle situazioni di disagio.

 

 

 

Case per le famiglie: poiché occorre salvaguardare il diritto alla
casa di ogni famiglia, con particolare attenzione alle famiglie numerose, è
prioritario ed irrinunciabile destinare fondi a tasso agevolato per le famiglie
numerose che intendano acquistare la prima casa, proporzionalmente al reddito
percepito e ai carichi familiari; rendere disponibili le abitazioni sfitte e
predisporre interventi che, pur nel legittimo interesse dei proprietari,
consentano di sfruttare al meglio il patrimonio immobiliare del Comune, degli
enti pubblici e dei privati; prevedere agevolazioni in materia di oneri di
urbanizzazione e di costo delle aree per chi costruisce, riservando una quota
di alloggi da destinare alla locazione o alla futura vendita a favore delle
famiglie numerose; rivedere completamente l’ICI, tenendo conto degli spazi
necessari ad una famiglia numerosa e riducendo la percentuale in funzione del
numero dei componenti.

 

 

 

Sistema tariffario che tenga conto della composizione del nucleo
familiare: poiché sono numerosi i servizi locali per i quali i cittadini sono
chiamati a corrispondere una tassa o un canone, è prioritario ed irrinunciabile
far sì che in tutti i casi di contribuzione ai servizi locali – per i quali i
cittadini sono chiamati a corrispondere una tassa o una tariffa – si consideri
l’utente non come singolo, ma come appartenente ad un nucleo familiare,
predisponendo un sistema di tariffe (acqua, gas-metano, rifiuti solidi, servizi
e trasporti scolastici..) che tenga sempre conto della composizione familiare
(quoziente familiare); riconsiderare i criteri di incremento progressivo dei
costi dei servizi pubblici (acqua, luce, gas, rifiuti ecc.) legati ai maggiori consumi
delle famiglie numerose. Infatti attualmente le famiglie con figli, consumando
necessariamente di più, sono ingiustamente penalizzate dall’aumento più che
proporzionale del costo procapite.

 

 

 

Permanenza dei soggetti deboli nella realtà familiare: poiché è
indispensabile prevedere una serie di aiuti socio-economici a favore delle
famiglie numerose che si prendono cura dei membri socialmente più deboli, è
prioritario ed irrinunciabile predisporre ed attuare forme di sostegno
economico a favore di chi volontariamente rinuncia ad intraprendere un’attività
retribuita autonoma o subordinata per provvedere all’assistenza di familiari la
cui situazione richiederebbe il ricovero; promuovere forme temporanee di
assistenza che sostengono il lavoro di cura della famiglia, in situazioni di
particolare disagio; provvedere affinché le scelte per il miglioramento delle
strutture e della organizzazione dei servizi (protocolli di intesa e accordi di
programma) siano improntate non solo a criteri di efficienza, ma sempre di più
ad una maggiore umanizzazione dell’assistenza.

 

 

 

Infanzia, educazione, istruzione: poiché occorre innanzitutto
rispettare le scelte educative della famiglia, è prioritario ed irrinunciabile
incoraggiare la permanenza in casa dei bambini nei primi anni di età, in
alternativa all’inserimento nell’asilo nido, prevedendo un sostegno economico
mensile alle madri disposte a ritardare il rientro al lavoro extradomestico;
prevedere orari di lavoro e tempi della città a misura delle famiglie; avviare
nuove forme di autoaiuto tra famiglie e il sostegno a esperienze di reciproca
collaborazione tra famiglie; ridurre considerevolmente i costi per iscrizioni
scolastiche, materiale didattico, libri, mense, trasporti per le famiglie che
hanno più figli in età scolare.

 

 

 

Revisione dell’ISEE, degli assegni familiari, delle detrazioni
fiscali: Si chiede di aumentare l’importo mensile degli assegni familiari
rimodulando soprattutto l’importo relativo al numero dei figli; mantenere gli
assegni familiari per i figli maggiorenni all’interno del nucleo che ancora
studiano; considerare nel calcolo ISEE che l’abitazione di una famiglia
numerosa è necessariamente grande (pertanto inserire un quoziente di
abbattimento del valore in funzione del numero dei componenti); considerare
inoltre il costo per altri tipi di rate mensili, oltre al muto per la casa (per
esempio le rate per acquisto di autovetture necessariamente spaziose o le rate
per le spese universitarie); quadruplicare le detrazioni fiscali per i figli a
carico;  considerare che uno
stipendio lordo di 30.000 euro, che praticamente toglie ogni possibilità di
accesso ad agevolazioni e contributi pubblici, è calibrato su una famiglia tipo
in Italia (padre, madre e un figlio) ma completamente incoerente per una
famiglia numerosa (30.000 euro in tre sono 10.000 euro a testa ma solo 5.000 in
sei e meno di 4.000 in otto, cioè sotto la soglia di povertà Istat 2003, pari a
4.500 euro).

 

 

 

 

 

Calcolo del costo per figlio/anno in una famiglia numerosa

 

(Esempio reale elaborato dalla fam. Soprana, papà, mamma e sei
figli a Valdagno, provincia di Vicenza)

 

1)         Alimentazione: the
o latte con fette biscottate e marmellata, oppure merende, oppure yogurt,  oppure fiocchi di qualcosa,  0.30 €, yogurt o panino a ricreazione a
scuola 0.40 €, pranzo a mezzogiorno primo secondo e frutta 4 € (costo per mensa
scolastica), yogurt o frutto nel pomeriggio 0.40 €, cena della sera primo
secondo e frutta 2 €:  totale pro
die di cibo 7,10 €, due volte alla settimana pesce con un costo in più di 10 €
a settimana (sono escluse acqua metano luce in altro paragrafo) x 365 =
2.591,50  € + 520 € di pesce =
3.111,50 anno

 

2)         minimo 3 vestiti
pesanti e 4 leggeri (per il cambio) 800 € anno, cappotto-giacca a vento 60 €
anno (è stata calcolata la durata di 3 anni con una spesa di 180 €) 4 paia di
scarpe 250 € anno, scarpe da ginnastica 1 paio 45 € anno, intimo (6 canottiere
e 6 mutande anno) 96 €, 6 calzini invernali e 6 calzini estivi 60 € anno, 2
tute da ginnastica per scuola 80 €: totale annuo 1.391 € .

 

3)         i figli si
cambiano molto spesso vuoi perché si sporcano fisicamente vuoi perché ci sudano
dentro: di conseguenza la lavatrice va’ più volte al giorno e la stiratura
occupa dalle 2 alle 4 ore pro die (importo del lavoro non quantificato: le
mamme sono sempre gratis in Italia).

 

4)         Visita da
specialisti: dentista, oculista, allergologo, otorinolaringoiatra etc. 100 

 

5)         Consumo acqua:
582,14 € diviso 8 fanno 72,77 € pro capite anno (tariffe in aumento)

 

6)         Consumo energia
elettrica: bollette 2003 1.067,90 € /8 fanno 133,49 € pro capite anno.

 

7)         Consumo
gas-metano: 3.766 € nel 2003  /8
fanno 470,75 € pro capite anno.

 

8)         Bollette telefono
2003: totale 894,15/8 = 111, 77 
pro capite

 

9)         Canone tv 2003:
93,80 + diritti esattore 1,55 = 95.35/8 cioè  11,92 €  cadauno

 

10)     
Nella scuola dell’obbligo ed istituti superiori una delle voci più
onerose per la famiglia sono le famigerate "gite d’istruzione", una
vera e propria tassa: costano in media 220 € anno; aggiungere quaderni, gomme,
penne, temperamatite, righelli , colle ecc. per 150 € anno, spese per le
fotocopie che fanno i professori o i maestri per gli alunni 20 € per un totale
anno 390 €.

 

11)     
Iscrizione attività ricreative e associative (oratorio, Grest, Scout,
Azione Cattolica, Arci ecc.) 100 €, assicurazione 75 €, attrezzatura ecc. 100 €
anno, campo estivo 200 €. Totale 475 € anno

 

12)     
Trasporti pubblici: se non vengono scarrozzati dai genitori la cifra
diventa iperbolica. Per comodità e brevità segniamo un modestissimo 30 € anno
(un solo abbonamento mensile costa il doppio)

 

13)       Tassa rifiuti: 32,73 pro
capite anno

 

14)       ICI: 58,89 € pro capite anno

 

15)       acquisto bicicletta 400 € che
dura circa 4 anni (quindi 100 € anno) salvo il furto; manutenzione annua per un
importo di 20 €.

 

16)       Piccola manutenzione
abitazione: 4.000 € anno /8 fanno 500 € pro capite anno (oppure affitto per una
casa adeguata al nucleo 700 € mensili e cioè 8.400 € anno/8 fanno 1.050 €
anno).

 

 

 

Le ultime 2 voci non sono sommate in quanto sono caratteristiche
dei primi tre anni e, fortunatamente, sono soggette a regalie o aiuti (i nonni,
per chi li ha, per il baysitteraggio) da parte dei parenti:

 

 

 

17)     
Baby sitter saltuaria primi tre anni: 30 ore settimana per 11 mesi (1
mese ferie) fanno 330 ore per 10€/ora = 3.300 € anno

 

18)     
Carrozzina per i primi tre mesi 350 €,  passeggino per mesi successivi  200  €,  lettino per dormire dopo i tre mesi da
400 € a  650 €,  letto definitivo dopo i due anni fatto
con materiali atossici 650 €, accessori per la carrozzina (lenzuolini, coperte
ed eventuale sacco a pelo per l’inverno che poi vada bene nel passeggino,
cuscino)  350 € , accessori per il
letto (lenzuola, fodere, coperte, cuscino) 1000 €,  seggiolino per il trasporto in auto 180 €.  totale primi tre anni 3.130 €.

 

 

 

 

 

Sommando le varie voci da 1) a 16) otteniamo, nel 2003, la somma
di 7.009,82  € costo anno per
figlio/a con voci minime (se aggiungiamo 3.300 € anno per la baby sitter fanno
10.009,82 € anno e le spese cosiddette di "impianto" del bebé 11.053
€ per i primi 3 anni.)

 

L’on. M.G. Sestini ha curato con il ministero del Welfare il Libro
bianco sulla famiglia che evidenzia 
un costo figlio-anno dai 6.000 ai 9.600 € (pag. 18 del Libro bianco):
più o meno, ci siamo. Infatti a noi mancano ancora le spese cosiddette
"voluttuarie":

 

Poniamo di comprare qualche giocattolo e qualche libro di fiabe
(natale, compleanno, per l’asilo, etc….) per 100 € anno e così il costo sale a
7.109,82 € anno.

 

Poniamo di festeggiare il compleanno con almeno una torta e due
bibite 30 € e così il costo anno arriva a 7.139,82.

 

Poniamo che i figli vadano in ferie in campeggio: costo 800 € e
così il costo sale a 7.939,82 € anno

 

Poniamo che i figli si appassionino a qualche attività sportiva:
costo società sportive 300 € anno e così il costo figlio sale a 8.239,82 € anno

Poniamo che il figlio vada dal barbiere o dalla parrucchiera 4
volte all’anno: costo 50 € e così il figlio costa 8.289,82 € anno

 

Poniamo che il figlio ami leggere e si comprino dei libri 4 libri
anno x 15 € =  60 € e fanno
8.349,82 € anno;

 

Poniamo che il figlio vada al cinema o teatro a vedere Harry
Potter, Il Signore degli anelli e quant’altro 5 volte all’anno: 40 € e così il
costo figlio sale a  8.389,82 €

 

Poniamo che il figlio vada alle scuole superiori: costo libri 450
€ e così il costo figlio sale a 8.839,82 €  anno

 

Poniamo che il figlio sia dotato e voglia andare all’università:
costo anno da 6.000 € e così il costo figlio raggiunge quota 14.839,82 € anno

 

Si potrebbero aggiungere le giostre (i bambini vanno alle
giostre), il costo macchina per i vari trasporti, i danni eventuali alla
macchina, costo per fare la patente 730 €, il cellulare, le varie feste di
compleanno dagli amici, qualche giocattolo semplice o ipertecnologico, la
macchina fotografica con conseguente consumo di rullini… meglio non aggiungere
questi costi.

 

Poniamo che i più grandi vadano a mangiare la pizza con gli
amici/le amiche: 12 € x 5 volte anno fanno 60 €

 

Per i primi anni di vita ci sono anche i pannolini che sommano a
una spesa intorno ai 1.000 € anno per il primo anno, costo che va scemando scomparendo
entro il 3° anno. Se la mamma non ha il latte al seno, si apre la scandalosa
parentesi tutta italiana del latte in polvere più caro del mondo: qualche
migliaio di euro prima che il figlio impari a bere quello di centrale.

 

Poniamo infine che il Signore guardi con favore la famiglia
numerosa e la preservi dal peccato, da ogni male e soprattutto da ogni
malattia, così che non si debba spendere una fortuna in ticket per medicinali,
operazioni, cure, strumenti e attrezzature per disabili ecc. Poniamo, ma non è
detto…

 

 

 

Passiamo ora ad un esempio pratico: nel 2003 la moglie, con il suo
lavoro di insegnante, ha avuto un reddito lordo di circa 28.000 €, il marito
con il suo lavoro di ottico-optometrista ho avuto 42.000 €; in totale 70.000 €.
Un reddito lordo da ricchi. Sappiamo tutti che il reddito netto è poco meno di
metà del lordo e quindi a questa famiglia sono rimasti 32.500 € per vivere più
le detrazioni di 516,46 per figlio che fanno 3.098,74 €: totale 35.598 €;
diviso 8 componenti fanno 4.450 
procapite, cioè sotto la soglia di povertà stabilita dall’Istat nel 2003 (pari
a 4.500 €). E abbiamo esemplificato con uno stipendio "da ricchi". Se
la somma dei due redditi familiari fosse stata 30.000 € o se il reddito è solo
uno o se nemmeno questo è sicuro e continuo, che ne sarà di quella famiglia? Il
quadro è abbastanza grave? Serve altro per iniziare una seria riforma fiscale
che preservi la famiglia dalla miseria?

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