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Charlie – Libertà

Charlie – Libertà

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Oggi a Verona ho partecipato a un bellissimo funerale, quello di Francesco, un bambino di 11 anni nato con una grave malformazione al cervello. Lo aveva adottato, quando aveva 9 mesi, una famiglia già ricca di 8 figli. Lo avevano visto all’ospedale, dove era stato abbandonato. “Vivrà sì e no qualche mese” – avevano sentenziato con certezza i medici. E invece è vissuto più di 10 anni da quel giorno. Potenza dell’amore, molto probabilmente, l’amore disinteressato che la sua nuova famiglia ha saputo dargli e che l’ha tenuto in vita. Ricambiando con una ricchezza di umanità infinita, che per primi i fratelli più grandi hanno voluto testimoniare durante la celebrazione.

E allora non potuto evitare di pensare a Charlie, il bambino inglese di 10 mesi (guarda la coincidenza) che la “giustizia” ha deciso di far morire, andando contro la volontà degli stessi genitori.
Dice Papa Francesco:
“Purtroppo nella nostra epoca, così ricca di tante conquiste e speranze, non mancano poteri e forze che finiscono per produrre una cultura dello scarto; e questa tende a divenire mentalità comune. E le vittime di tale cultura sono proprio gli esseri umani più deboli e fragili. cioè i nascituri, i più poveri, i vecchi malati, i disabili gravi, che rischiano di essere scartati, espulsi da un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi”. Mentalità comune, dice il papa, e infatti nessuno si è opposto alla sentenza di morte per il piccolo Charlie: chi ha tentato di farlo scrivendo “don’t kill Charlie” su Facebook ha visto rimosso il suo post. E questo la dice lunga, visto il profluvio di insulti, bassezze e schifezze che transitano tranquillamente sul “social” ogni giorno senza alcuna censura.
Ma ci rendiamo conto della gravità di questo evento? Come non pensare ai programmi di selezione della razza pianificati dal regime nazista? E’ forse un’esagerazione?
Allora leggiamo la dichiarazione del segretario di Stato Lammers al processo di Norimberga: “Il Führer trattò per la prima volta in mia presenza il problema dell’eutanasia, affermando che riteneva giusto eliminare le vite prive di valore di malati psichiatrici e disabili gravi attraverso interventi che ne inducessero la morte […]. Ne concludeva che era senz’altro giusto porre fine all’inutile esistenza di tali creature e che questa soluzione avrebbe consentito di realizzare un risparmio di spesa per gli ospedali, i medici e il personale”.
Uno Stato che si mette contro i genitori di una creatura innocente e indifesa, stabilendo chi merita di vivere e chi debba morire, è un orco e questa storia mi pare un incubo. E la Corte europea dei diritti dell’uomo che accetta un delitto simile che va contro la dignità umana, la difesa dei più deboli, il diritto-dovere dei genitori di prendersi cura dei propri figli, rinnegnado gli stessi statuti europei, fa capire perchè abbia voluto recisamente rinnegare le proprie radici cristiane. Al tempo il grande papa santo Giovanni Paolo II si è letteralmente sgolato affinchè, nel redigere la Costituzione dell’Unione Europea, fossero inserite, a chiare lettere, le radici giudeo-cristiane che stanno alla base dei valori fondamentali del nostro Continente. Inascoltato.
E così eccoci qui, con la selezione eugenetica, con l’aborto post-natale coatto, con leggi che permettono di uccidere l’essere umano più indifeso, strappandolo all’amore di un padre e di una madre. Riempiendoci la bocca della parola “civiltà”, come in un gioco di lucida follia. “Una nazione che uccide i suoi figli è una nazione senza speranza” – diceva il solito san Giovanni Paolo II.
E senza amore. Forse perchè ci manca la fede.

Carlo Dionedi
vicepresidente