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Appello a Gentiloni. Famiglia, finisca il tempo della resa

Appello a Gentiloni. Famiglia, finisca il tempo della resa

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Giuseppe e Raffaella Butturini, presidenti nazionali delle Famiglie numerose scrivono attraverso Avvenire al premier: siamo in emergenza, occorrono politiche familiari strutturate e adeguate

Caro direttore,
attraverso “Avvenire” vorremmo rivolgerci direttamente al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni.
Signor presidente, le nostre case da anni continuano a essere più vuote che piene di figli, tanti giovani, pur desiderandoli, poi si arrendono a una realtà amara, addirittura molti, molti di loro non studiano e neppure cercano un lavoro. La famiglia, insomma, in Italia non sta bene e di riflesso la società non sta bene. Lei senz’altro avverte la gravità della situazione: dallo tsunami demografico all’assenza di politiche familiari strutturali, mirate e realmente adeguate, tali da rispondere a quanto dicono in particolare gli articoli 53 e 31 della Costituzione.

Con il ministro Costa si era creata una buona consonanza sulla prioritaria necessità che le politiche familiari tenessero realmente conto dei carichi familiari, cominciando dalle famiglie con più figli, senza ovviamente fermarsi a esse, ma per arrivare progressivamente e strutturalmente a tutti i dieci milioni di famiglie con almeno un figlio. Nessuna discriminazione, ma solo la “necessità economica” (chiamiamola così) da parte dello Stato di rendere possibile un inizio organico e diretto di politiche familiari realizzabili già, almeno in una parte significativa, nella prossima Legge di bilancio Anche nel Forum a più voci realizzato da “Avvenire” presso la sua redazione romana e pubblicato il 9 luglio ( >>> clicca qui per leggere l’articolo <<<) veniva sostenuto da diversi esponenti politici la necessità di un immediato «salto di qualità», essendoci una volontà politica in tal senso. Si tratta ora di dare corpo a queste parole.

Siamo convinti che un ministro con delega alla Famiglia, o un sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia, sia nell’attuale momento politico più che necessario. Necessario sia in vista della Conferenza nazionale sulla famiglia, sia in vista della Legge di bilancio per il 2018, sia per recuperare alla fiducia nelle istituzioni e nel governo tantissime famiglie italiane, famiglie giovani in particolare. Conferenza nazionale e Legge di stabilità corrono però il rischio di ridursi a un fatto accademico o non ricettivo di una “politica di svolta” per le politiche familiari. Un rischio reale se mancasse una guida che, con illuminata passione, seguisse e responsabilmente guidasse l’andamento dei lavori e la loro messa in pratica nella manovra economica-finanziaria per il prossimo anno.

Per questo è necessaria la regia di una personalità non solo competente e onesta ma che “creda” nella famiglia, che ne conosca, per esperienza diretta, difficoltà e risorse per il bene del Paese. Il passaggio che attraversiamo richiede una svolta culturale, la operativa consapevolezza cioè che la famiglia – quella con figli in particolare – resta l’asse portante dell’Italia, un architrave senza il quale mancano al Paese solidale coesione sociale e futuro.

Di cuore, di gran cuore, signor presidente del Consiglio, le auguriamo di saper affrontare i problemi posti dagli attuali equilibri politici facendo sintesi sulla famiglia. E soprattutto contiamo che le sue scelte possano porre le premesse perché la legislazione faccia davvero propria anche la dimensione e il valore sociale e pubblico della famiglia, riconoscendole finalmente in concreto il ruolo da protagonista nella vita del Paese. Mutatis mutandis, una svolta forte come quella propiziata negli anni Dieci del Novecento dalla scelta politica di Vincenzo Ottorino Gentiloni, che segnò l’ingresso dei cattolici nella vita politica della nuova Italia unita.

È una cosa possibile e ormai urgente, perché la famiglia non appartiene a nessun partito, a nessuna confessione religiosa, ma al bene di tutti, al bene comune del nostro Paese, al suo domani: senza figli, senza giovani non si va da nessuna parte. Presidente Gentiloni, ci dia un segnale forte, chiaro, convincente.

Fonte: avvenire.it